di  Maurizio Puppi—-

E’ incredibile che nel porto di Civitavecchia, lo scalo dei record delle crociere, con tre milioni di croceristi previsti in transito nell’anno giubilare, con prospettive di grande crescita e lavori di ampliamento delle infrastrutture per centinaia di milioni di fondi pubblici, sia in corso una procedura di licenziamento collettivo per 26 lavoratori dipendenti della società Port Mobility.

La società che opera in regime di concessione unica per la mobilità portuale ha bilanci in attivo e nel periodo estivo di maggior traffico raddoppia il personale con assunzioni precarie a tempo determinato.

La dichiarazione di esubero del personale e la volontà di licenziare espressa dalla società, senza confronto preventivo con le parti negando pure l’attivazione degli ammortizzatori sociali, non hanno ragion d’essere e sono perciò ritenute irricevibili dai sindacati, stavolta uniti a fronteggiare la provocazione padronale.  Tutto nasce seguito dell’affidamento in concessione da parte   dell’Autorità di sistema portuale di quattro banchine pubbliche al Gruppo Grimaldi, che ha poi tagliato sui costi dei servizi resi dalla Port Mobility, la quale a sua volta si rivale sui dipendenti.

Il processo di privatizzazione delle banchine e la concentrazione delle attività marittime e portuali nelle mani di pochi grandi operatori vanno avanti incontrastati mettendo sempre più sotto attacco l’occupazione e i diritti del lavoro.

Più attenta ai conti dell’azienda che alla garanzia del lavoro, l’Autorità di sistema portuale, ente pubblico che gestisce i beni e regolamenta i servizi e le attività dello scalo, non ha attivato le clausole sociali per garantire, insieme alla concessione delle banchine pubbliche, anche i livelli occupazionali e i salari di chi opera nei servizi.

È in atto un confronto duro con la controparte aziendale, i lavoratori della Port Mobility hanno effettuato uno sciopero di 24 ore con presidio davanti all’Autorità portuale, è stata aperta una vertenza con l’obiettivo di scongiurare i licenziamenti, mantenere i livelli occupazionali e i diritti contrattuali, coinvolgendo ADSP (Autorità Di Sistema Portuale del medio Tirreno) e istituzioni per il ricollocamento di eventuali esuberi in ambito portuale.

C’è grande solidarietà e sostegno da parte dei lavoratori e delle lavoratrici delle altre categorie portuali, perché sanno che se passa il precedente di Port Mobility come modello di regolazione delle ristrutturazioni aziendali é a rischio l’occupazione e i diritti in tutti i settori del porto.