di Giuseppe Carroccia—-

Venerdì 6 dicembre i continui e reiterati attacchi al diritto di sciopero del governo fascio leghista in cui si è distinto in modo particolare Salvini, il peggior ministro dei trasporti mai avuto dal nostro paese, ha indotto tutti i lavoratori del settore a manifestare a Porta Pia, davanti al monumento al Bersagliere della storica breccia, per aprire un buco nel muro dell’arroganza aziendale e aprire una vertenza in anticipo sull’ennesima precettazione minacciata in vista dello sciopero generale del prossimo 13 dicembre proclamato dall’Usb.

Centinaia di lavoratori di tutti il comparto, ferrovieri, marittimi, autoferrotranvieri aeroportuali ecc, hanno per 4 ore manifestato pacificamente fino a che una delegazione non è stata ricevuta. Venivano da tutte le province laziali, ma anche dalla Campania e dall’Umbria. Presenti anche i pensionati che si sono resi disponibili per partecipare ai volantinaggi davanti agli ingressi principali.

Molti i giovani che hanno ricordato le iniziative contro il decreto repressione 1660.

A differenza di altre occasioni in cui venivano accolti in angusti vestiboli adiacenti alla portineria, stavolta l’incontro si è svolto in una stanza e attorno a un tavolo. I rappresentanti del Ministero hanno scrupolosamente annotato tutte le rimostranze della delegazione. Vi alleghiamo una video intervista a Stefano Pennacchietti che dà conto dell’esito dell’incontro. Il successo delle mobilitazioni comincia a sortire effetti.

Per l’eterogenesi dei fini questo ministro che sa solo precettare con la sua incompetenza e subalternità alla logica delle imprese private ha scatenato nell’ultimo anno la più continua sequela di scioperi nel settore da almeno dieci anni.

Scioperano tutti i settori e tutti i sindacati. Con percentuali altissime.

Il governo insiste a reprimere il conflitto sociale e la protesta, ma finora è solo riuscito a alimentarla e a rafforzarla.

Per anni si è voluto demonizzare lo sciopero creando una cultura ostile a questo diritto costituzionale. Uno dei più importanti.

La crisi economica e l’economia di guerra lo hanno rimesso al centro della politica. Tutti ci devono fare i conti. Anche le forze politiche di centro sinistra che in questi anni hanno predicato la pace sociale e la rassegnazione mentre praticavano la guerra contro le classi lavoratrici e i poveri.

Visto da qui, in questi tempi di guerra, l’unico generale che ci piace è lo sciopero.