di Luigi Pede—-
ULTIMA ORA: La lotta paga – dopo i presidi e il blocco delle attività, messe in atto nei confronti di Trasnova-Stellantis, l’azienda si è impegnata alla proroga del contratto di fornitura per un anno con Trasnova, che revoca i 97 licenziamenti già inviati. La proroga garantisce anche l’attività di altre aziende di subappalto, che in caso contrario avrebbero licenziato circa 300 lavoratori e lavoratrici. Al momento il pericolo dei licenziamenti è solo rinviato, ma si è guadagnato tempo prezioso per una mobilitazione ancora più forte e diffusa, che potrebbe incidere sulle scelte future di Stellantis.
Ecco i primi regali di questo natale 2024, messi sotto l’albero da Stellantis, per 97 lavoratori licenziati negli stabilimenti di Mirafiori, Melfi, Pomigliano e Piedimonte San Germano(Cassino). La comunicazione, non proprio inattesa, è arrivata ai sindacati di categoria da Trasnova, azienda del settore della logistica che da molti anni lavora con il colosso automobilistico italo-francese.
Il licenziamento collettivo è scattato per la volontà del gruppo Stellantis di cessare tutti i contratti in essere con Trasnova, a partire dal 31 dicembre dell’anno corrente. Dei 97 lavoratori licenziati 28 sono di istanza a Cassino (gli altri, 54 a Pomigliano, 1 a Melfi e 14 a Rivalta). Film visto e rivisto, purtroppo, nell’epoca dell’egemonia del DIO MERCATO sul lavoro.
Non c’è da meravigliarsi di quello che sta accadendo alla Stellantis con i licenziamenti Trasnova, e a poco servono le lacrime di coccodrillo dei politici (cdx e csx), che in passerella oggi piangono davanti agli stabilimenti, cosa davvero inaccettabile. La cruda realtà è che nell’ultimo quarto di secolo si è consentito, con il benestare delle forze politiche di centrodestra e centrosinistra amorevolmente in accordo, la cancellazione di tutti gli strumenti pubblici di difesa dell’occupazione.
Tutta la legislazione del lavoro non ha fatto altro che rompere quel vincolo con l’impresa in difficoltà, che tramite la cassa integrazione potesse consentire politiche di sviluppo e di ricollocamento. Oggi va detto con forza che il tema del lavoro è una questione di civiltà e che le politiche, attuate negli ultimi anni, a discapito dei lavoratori e delle lavoratrici stanno producendo una crisi sociale drammatica. Nello specifico il territorio del Cassinate, ma più in generale tutta l’area del basso Lazio sta vivendo una depressione economica/occupazionale, che avrà ripercussioni negative profonde non solo sui lavoratori di oggi, ma anche sulle prossime generazioni. Lo spopolamento di tutto il territorio è sintomo evidente di uno stato di precarietà umana e lavorativa legate all’incertezza del futuro.
In una situazione di disagio come quella che sta vivendo il nostro paese il livello di conflitto sociale dovrebbe poter essere all’altezza di questa sfida, sarebbe necessario avere un’opposizione politica forte, che purtroppo oggi non è adeguata, perché composta da tutte facce della stessa medaglia.
