di Adriano Morgia—-

Il 30 novembre, un partecipato ed energetico corteo ha sfilato da Piazza Vittorio Emanuele a Piazzale Ostiense. Frutto di una riconciliazione tra le realtà palestinesi precedentemente in attrito, il corteo unitario dello scorso sabato ha sancito un momento di progresso complessivo all’interno della mobilitazione per la questione mediorientale, non nascondendo però delle criticità al suo interno.

Queste criticità erano dovute al clima ancora freddo tra gli organizzatori, sfociato nella presenza di due furgoni con i rispettivi due cortei dietro. Una scelta che sicuramente non ha contribuito all’unità del corteo: alla testa si trovava la piattaforma dell’assemblea del 9 novembre, mentre dietro si posizionavano GPI e UDAP, rompendo così l’iniziale proposta.

Quest’ultima, riproposta dagli stessi GPI in un comunicato precedente al corteo in risposta alla pretesa dell’assemblea del 9 novembre di guidare il corteo, prevedeva un unico furgone con sole bandiere palestinesi, gestito da un giornalista palestinese (Al Qaryouti) non affiliato a nessuna delle realtà palestinesi in Italia coinvolte nel corteo. Questo avrebbe consentito a tutte le organizzazioni di intervenire senza veti o limitazioni.

Organizzazioni partitiche, collettivi studenteschi e universitari e le realtà palestinesi, naturalmente, hanno mostrato l’entità della forza che può essere messa in campo per questa causa, facendo convergere forze militanti da tutta Italia.

Come Rifondazione Comunista e Giovani/e Comunisti/e, siamo sempre scesi in piazza in solidarietà con i popoli in lotta, e Libano e Palestina non hanno, non fanno e non faranno mai eccezione. Tuttavia, riteniamo cruciale ricercare l’unità del movimento, al fine di rendere questa mobilitazione di massa realmente capace di incrinare i rapporti di forza.

Palestina libera! Palestina rossa!

Video a cura di Stefano Salvi: