di Loredana Fraleone—-

Non c’è un’esplosione del conflitto sociale, come meriterebbe la situazione in cui versano la stragrande maggioranza di lavoratrici e lavoratori, impoveriti/e dal blocco salariale e l’inflazione galoppante, sempre più incerte/i nella conservazione dei posti di lavoro e nella mancanza di sicurezza, che continua a provocare morti e invalidità.

Eppure era percepibile il 29 novembre nel corteo di Roma, dove hanno sfilato le diverse categorie di tutto il Lazio, una rabbia montante che potrebbe portare a quella rivolta sociale di cui parla Landini.

L’iniziativa sindacale però ha bisogno di continuità e soprattutto di mettere in connessione le lotte e le vertenze presenti che pure vi state e vi sono, ma che negli ultimi anni hanno sofferto di solitudine e di mancanza di quella coesione sociale che va ricostruita, perché possa incidere sulle scelte italiane ed europee di governi di centro destra e di centro sinistra, che hanno praticato in concreta sintonia politiche liberiste.

Non si vede all’orizzonte un serio ripensamento delle forze di un centrosinistra, che accusano l’attuale governo di politiche antipopolari, salvo poi votare in Europa ancora una volta per l’austerità, ma con la costruzione di una mobilitazione diffusa e costante è possibile far crescere, anche a livello politico, una vera opposizione di vere forze antiliberiste.

Dalla mobilitazione del 29 novembre a un nuovo inizio