
di Giorgio Demurtas
Il ministro della salute PD Beatrice Lorenzin (in carica dal 2013, prima con Letta e poi con Renzi) in una dichiarazione ebbe a dire che erano 175 i piccoli ospedali che il Ministero della Salute aveva individuato come “monumenti allo spreco”, dando così il via ai tagli di una moltitudine di presidi territoriali, che negli anni del covid avrebbero comportato tragiche conseguenze. Si trattava di 222 nosocomi con meno di 120 posti letto distribuiti storicamente in molte piccole realtà, spesso disagiate, che comprendevano anche servizi psichiatrici di diagnosi e cura, istituti di ricovero e cura a carattere scientifico per la ricerca, centri per la “post acuzie”, ovvero strutture per la continuità delle cure per chi, dopo un ricovero, aveva ancora bisogno di cure. Togliendo dal computo queste ultime strutture che ospedali non erano ma facevano comunque parte importante di una rete sanitaria territoriale, si arrivava alla soglia dei 175 piccoli ospedali da sopprimere. Questi ospedali offrivano circa 12 mila posti letto e spesso utilissimi Pronto Soccorso. Giova ricordare che già 20 anni prima ne erano stati chiusi altri 45. Per il Lazio dal 2013 era prevista la chiusura di 16 ospedali.
Per fare qualche esempio, negli ultimi 10 anni a Roma si è assistito alla chiusura di ben 4 grandi ospedali: Forlanini, San Giacomo, CTO, Nuovo Regina Margherita senza dimenticare il Santa Maria della Pietà e tutti gli altri che sono stati pesantemente depotenziati con riduzione di posti letto, servizi assistenziali e personale. Per fare un altro esempio su una provincia laziale, nell’elenco del ministro compariva l’ospedale di Acquapendente in provincia di Viterbo, strategicamente posto tra il capoluogo e Siena, dismesso con il suo pronto soccorso, i suoi posti letto e 130 tra medici e infermieri. In totale, in questi ultimi anni la Regione Lazio, durante la presidenza Zingaretti (PD), ha perso ben 3.000 posti letto e circa 2.000 operatori non sanitari, oltre ad un migliaio di medici e ben 7.000 infermieri. Numeri che non si sono registrati altrove, visto che queste riduzioni sono state le più alte registrate in tutte le regioni italiane.
Aspettando il PNRR, al 2020 (ultimi dati disponibili) sono stati chiusi 111 Ospedali e 113 Pronto Soccorso e tagliati 37 mila posti letto, ci sono stati così 2,5 milioni di ricoveri in meno mentre tutti gli indicatori ci dicono che sono aumentati i costi, i decessi e le malattie.
In generale si è assistito ad un aumento in percentuale della componente privata: nel 2021 l’assistenza ospedaliera si è avvalsa di 995 istituti di cura, di cui il 51,4% pubblici e il rimanente 48,6% privati. Naturalmente oggi la situazione si è ulteriormente aggravata: meno ospedali, meno Pronti soccorso, meno posti letti e ovviamente anche meno personale e secondo l’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari delle regioni), nel Lazio “solo nel 68,5% dei casi il pubblico riesce a trovare un posto in sala operatoria in tempi utili.
