di Massimiliano Rossini

A seguito dell’incendio che ha investito l’ospedale San Giovanni Evangelista di Tivoli e

causato la morte di tre degenti, è nato un movimento sostenuto da associazioni e forze

politiche, per chiedere la riapertura dell’ospedale, unico presidio in un vasto territorio, dove

sono già stati chiusi quelli di Palombara e Subiaco.

Mentre procedono le indagini su una vicenda a dir poco nebulosa, le autorità competenti, a

partire dalla Regione Lazio, prospettano la costruzione di un nuovo ospedale, i cui tempi di

realizzazione non garantirebbero il servizio di cui necessita urgentemente il territorio. Il

movimento in campo, a seguito della grave vicenda che ha coinvolto l’ospedale di Tivoli, è

contrario alla costruzione di un nuovo ospedale, che comporterebbe la chiusura del San

Giovanni Evangelista, un presidio indispensabile e “certo” per l’assistenza sanitaria della

zona. Siamo infatti in un contesto in cui vengono penalizzate le aree periferiche rispetto

alla centralizzazione delle strutture ospedaliere nella Capitale, a tutto svantaggio della

cittadinanza di di queste aree.

Per queste ragioni è stata promossa una raccolta di firme per l’immediato ripristino delle

funzioni complete e di qualità dell’ospedale di San Giovanni Evangelista e la riapertura di

quelli di Palombara e Subiaco.