di Daniela Alessandri—-
Il 23 novembre, le strade di Roma e Palermo si riempiranno di corpi, voci e rabbia transfemminista. La marea di Non una di meno torna a scendere in piazza per opporsi alla violenza patriarcale e all’autoritarismo identitario che la sostiene. La memoria di Giulia Cecchettin e delle tante vittime di femminicidi, trans*cidi e lesbicidi non è un rituale, ma una ferita aperta che denuncia una violenza strutturale, radicata nelle istituzioni e nella società.
La risposta del governo Meloni tradisce ogni promessa: la retorica della prima premier donna non maschera politiche che smantellano i centri antiviolenza femministi, trasformandoli in meri servizi assistenziali privi di autonomia per chi cerca di liberarsi dalla violenza. L’attacco al diritto all’aborto è evidente nella chiusura dei consultori e nel disinvestimento sulla RU486. Le leggi sulla GPA come “reato universale” e la crociata antigender sono misure che alimentano misoginia, transfobia e controllo sui corpi, negando percorsi di autodeterminazione.
Questa violenza sistemica si riflette anche nelle politiche razziste e securitarie: dai CPR alla negazione di cittadinanza, dal progetto dei centri in Albania alla militarizzazione dei territori. Il D.D.L. Sicurezza intensifica la repressione, limitando libertà fondamentali e criminalizzando il dissenso. La guerra, paradigmatica della violenza patriarcale, devasta vite, cancella diritti e perpetua un’economia basata sul riarmo, a scapito di scuola, sanità e servizi essenziali.
La lotta transfemminista è globale: dalle donne e persone lgbtiaq+ resistenti in Palestina e Iran, alle combattenti del Rojava, fino alle donne che sfidano la violenza patriarcale in Ucraina, Yemen e Sudan. Siamo con loro, per costruire un’alternativa rivoluzionaria e solidale.
Al grido di Disarmiamo il patriarcato, ci ribelliamo a tutte le forme di oppressione. Lotteremo per la giustizia sociale, ambientale e di genere, per una vita libera da violenza, confini e sfruttamento. Ci vogliamo viv3, liber3, arrabbiat3.
Ci volete vittime, saremo marea!
