di Daniela Alessandri—-
Ha puntato al petto, con l’intento di uccidere: ha sparato da una distanza ravvicinata, inferiore a un metro. Uno dei proiettili ha sfiorato il braccio sinistro, mentre l’altro, mortale, ha colpito il cuore. Manuela Petrangeli è morta sul colpo, assassinata dal suo ex compagno e padre di suo figlio, a Roma, alla fine del suo turno di lavoro.
L’esame ha anche rivelato che il fucile a canne mozze utilizzato dall’uomo era caricato con pallini da caccia: Manuela era riuscita a liberarsi dalla gabbia di un uomo violento, ma per lui trovarla non è stato difficile. Non c’è stato bisogno di un incontro pianificato, richiesto e concesso: lei stava uscendo dal lavoro, era l’ultimo giorno prima delle vacanze.
Il femminicidio di Manuela Petrangeli è l’ennesimo, drammatico esempio di come la nostra società continui a ignorare e sottovalutare la violenza di genere. Manuela non è solo una vittima di un atto di violenza estrema, ma è anche vittima di un sistema che ha fallito nel proteggerla. Gianluca Molinaro, il femminicida, aveva un passato di stalking e violenze, eppure è stato in grado di procurarsi un’arma letale e di avvicinarsi a Manuela senza ostacoli.
E’ la cultura dello stupro, la cultura patriarcale, che legittima ogni comportamento che danneggia la figura della donna, iniziando da atteggiamenti che spesso vengono sottovalutati ma che sono estremamente rilevanti, come il controllo, la possessività e il catcalling. Ogni uomo trae vantaggio da questa cultura. Si sente spesso dire “non tutti gli uomini”, ma sono comunque uomini., e questo deve farli interrogare tutti.
Occorre finanziare i centri antiviolenza e dare la possibilità di chiedere aiuto a chi ne ha bisogno, occorre cambiare la cultura patriarcale ancora dominante in tutti gli strati della società.
“Se domani non torno” di Cristina Torres Cáceres
Se domani non rispondo alle tue chiamate, mamma.
Se non ti dico che non torno a cena. Se domani, il taxi non appare.
Forse sono avvolta nelle lenzuola di un hotel, su una strada o in un sacco
nero (Mara, Micaela, Majo, Mariana).
Forse sono in una valigia o mi sono persa sulla spiaggia (Emily, Shirley).
Non aver paura, mamma, se vedi che sono stata pugnalata (Luz Marina).
Non gridare quando vedi che mi hanno trascinata per i capelli (Arlette).
Cara mamma, non piangere se scopri che mi hanno impalata (Lucia).
Ti diranno che sono stata io, che non ho urlato abbastanza, che era il
modo in cui ero vestita, l’alcool nel sangue.
Ti diranno che era giusto, che ero da sola.
Che il mio ex psicopatico aveva delle ragioni, che ero infedele, che ero una
puttana.
Ti diranno che ho vissuto, mamma, che ho osato volare molto in alto in un
mondo senza aria.
Te lo giuro, mamma, sono morta combattendo.
Te lo giuro, mia cara mamma, ho urlato tanto forte quanto ho volato in
alto.
Ti ricorderai di me, mamma, saprai che sono stata io a rovinarlo quando
avrai di fronte tutte le donne che urleranno il mio nome.
Perché lo so, mamma, tu non ti fermerai.
Ma, per carità, non legare mia sorella.
Non rinchiudere le mie cugine, non limitare le tue nipoti.
Non è colpa tua, mamma, non è stata nemmeno mia.
Sono loro, saranno sempre loro.
Lotta per le vostre ali, quelle ali che mi hanno tagliato.
Lotta per loro, perché possano essere libere di volare più in alto di me.
Combatti perché possano urlare più forte di me.
Perché possano vivere senza paura, mamma, proprio come ho vissuto io.
Mamma, non piangere le mie ceneri.
Se domani sono io, se domani non torno, mamma, distruggi tutto.
Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima
