di Giorgio Demurtas
Per il triennio 2022-2024, son stati incrementati di 3 miliardi di euro gli oneri a carico del bilancio dello Stato per la contrattazione collettiva nazionale del pubblico impiego e per i miglioramenti economici per il personale statale in regime di diritto pubblico. Le disposizioni si applicano anche al personale convenzionato con il Servizio sanitario nazionale. Per il 2024 l’incremento è di 5 miliardi di euro annui dal 2025. Queste cifre che in gran parte arrivano in ritardo a contratti scaduti, non solo sono assolutamente inadeguate ai bisogni della sanità pubblica, come peraltro rimarcato sia dalla Corte dei Conti che dall’Ufficio parlamentare di bilancio, ma non sono sufficienti neanche a coprire gli effetti dell’inflazione. Le Regioni, forzatamente, avranno difficoltà maggiori rispetto a quelle di oggi.
L’I.V.A. relativa a prodotti assorbenti, coppette mestruali e tamponi nonché di alcuni prodotti per la prima infanzia (latte e altri alimenti per lattanti) e ai pannolini per bambini che era stata precedentemente ridotta raddoppia e viene riportata dal 5% al 10%.
Vengono incrementate fino al 31 dicembre 2026 le tariffe orarie delle prestazioni aggiuntive del personale medico “potendo coinvolgere” anche le strutture private accreditate in deroga alla normativa vigente sui limiti dati dal tetto di spesa per gli acquisti di prestazioni sanitarie da privati, al fine di fronteggiare la carenza di personale sanitario nelle ASL e negli enti del SSN con l’obiettivo di ridurre le liste di attesa ed il ricorso alle esternalizzazioni. Nel mentre il personale sanitario pubblico non viene incrementato.
Previsto l’aggiornamento del tetto di spesa per 360 milioni di euro per gli acquisti di prestazioni sanitarie da privati accreditati per l’assistenza specialistica ambulatoriale e per l’assistenza ospedaliera.
