di Luigi Pede—-
Potremmo esemplificare con un famoso proverbio italiano ciò che è accaduto il 13 agosto a Colleferro, l’esplosione dello stabilimento Ex Simmel Difesa che, solo per pura casualità, non si è trasformato in una tragedia di proporzioni immani.
Non sono bastate assemblee pubbliche, banchetti informativi e iniziative varie, l’industria bellica, a quanto pare, non sente ragioni: il richiamo del profitto è più forte della tutela dei cittadini!
Eppure basterebbe guardare il contesto in cui la KNDS sta attuando questa riconversione militare, ampliando lo stabilimento con dei nuovi capannoni dove verrà prodotta e stoccata la nitro gelatina, materiale altamente esplosivo e inquinante, per fermare questa discutibile operazione che avviene a poche centinaia di metri da un’area boschiva e dall’autostrada del Sole e che dimostra, evidentemente, come ci sia una enorme sottovalutazione dei rischi da parte delle autorità competenti.
È bene ricordare che la Valle del Sacco (che comprende 19 Comuni) è tristemente nota per la sua disastrosa situazione ambientale, dovuta a decenni di inquinamento industriale, e, per questo, inserita nel SIN (Sito di Interesse Nazionale).
A certificare la gravità dello stato dell’ area c’è anche uno studio di pochi giorni fa dell’ ARPA Lazio che conferma la criticità della salute pubblica sul territorio. Acque contaminate da pesticidi e qualità dell’aria tra le peggiori della Regiones si traducono in una forte incidenza di malattie oncologiche in tutte le fasce d’età.
Per queste ragioni va dunque contrastato questo progetto di creare un “Polo di esplosivi” sulla direttrice Anagni-Colleferro. Il NO ad una filiera delle armi non ha solo ragioni etiche ma anche di carattere sanitario/ambientale e di sicurezza nell’accezione più ampia del termine.
Non si gioca con la vita delle persone barattandola con il solito ricatto occupazionale.
Siamo ad un punto della Storia dove bisogna decidere da quale parte stare e farlo senza esitazioni, ne vale del futuro delle prossime generazioni.
C’è una guerra che crea morte e distruzione e che si fa con le armi e poi ce n’è un’altra, più infima e silenziosa, che si fa con la propaganda da parte delle élite e di una certa politica che prova a convincere le nostre menti che “il riarmo sia una cosa buona e giusta”.
Ed è proprio a tutto questo che bisogna ribellarsi, ora, subito!
