di Emmanuela Becchis—- 

Ti ricordi quella volta che Tina, ti ricordi come si “… sotto quando Tina si arrabbiava o li convocava?” Ti ricordi quando Tina arrivava all’improvviso? “Dura, eh?! Ma sempre sul pezzo e giusta”, “Se non fosse stato per Tina, non ci avrebbero mai pagati”

Negli ultimi quasi 50 anni è così che, incontrando colleghi dell’epoca – parliamo del 1979/1980 – è sempre tornata nei nostri discorsi. Ricordi di vecchi? No, ricordi di giovani, quasi ragazzini, che con entusiasmo, un po’ di incoscienza e fierezza aprimmo i primi Servizi del Servizio Sanitario Nazionale – si, Servizio e no “Sistema” come da molti anni è viene definito da alcuni, più o meno informalmente o più o meno per ignoranza, malafede o tentativo di stravolgerne il senso – appena nato insieme a quelli più adulti (i 40enni).

Eppure a Tina davamo del Lei per rispetto e un certo senso di soggezione che ci incuteva con i suoi modi “spicci”, e pragmatici sempre mirati all’obiettivo senza troppi giri di parole. Non amava essere adulata né perdere tempo con lungaggini e panegirici.

Sono arrivata a 60 anni (all’epoca ne avevo 22) per darle del tu e abbracciarla ricambiando il suo abbraccio e il suo “sei proprio tu una dei miei ragazzi” al quale risposi “Tina, ormai, i tuoi ragazzi sono vecchi”, neppure dissimulando la nostra commozione. E lì sono partiti i ricordi e qualche retroscena che mi raccontò.

I ricordi di quando una mattina alle 8,00 la trovammo la prima volta al primo CIM che stavamo creando. Ci salutò dicendo “Buongiorno, sono Tina Costa, chi siete?” e noi “Psicologo, Assistente Sociale ecc. Lei “Che contratto avete? E noi “Volontario, tirocinante ecc.” e Lei “E quelli che paghiamo dove sono?” “Beh arrivano un po’ dopo, stanno arrivando” e Lei “Vabbene, li aspetto” Potete immaginare il seguito. Se ne andò ringraziandoci e promettendo “Troveremo il modo di pagarvi. Chi lavora deve essere pagato” Dopo alcuni mesi avevamo una Convenzione, non molti soldi ma un grande riconoscimento umano e professionale!

Quando decise, dopo essere stata in tutti i presidi sul territorio, che gli anziani non dovevano essere “parcheggiati” in ospedale o case di cura ma dimessi e seguiti a casa per evitare cronicizzazione e spese superflue provocando reazioni e proteste senza esserne scalfita organizzando l’assistenza domiciliare e pediatrica secondo gli stessi criteri. Lei “ti ricordi che casino fecero?” Io “Si. Oggi si chiamano Controllo di Gestione, PDTA* e “continuità delle cure ospedale/territorio” e sembra una grande scoperta riorganizzativa che ancora si fatica ad attuare completamente. 

E quando accettò la proposta di finanziare, con le poche risorse economiche che riuscì a trovare, i primi soggiorni estivi (Agosto 1980) per il reinserimento dei pazienti appena dismessi dal Manicomio.

Potrei continuare a lungo ma voglio ricordare le sue parole, dopo lo scambio di idee, “Che paura ebbi quando il Sindaco (Petroselli)** mi chiese di accettare la nomina di Presidente della USL di una delle zone più disagiate della periferia romana. Gli dissi ma io non ho studiato, ho fatto la staffetta partigiana e ho fatto la Scuola di Frattocchie (e ne era fiera) eppoi mi informo….Oggi manca una visione, forse non abbiamo fatto tutto giusto ma noi avevamo una visione di ciò che volevamo per la gente e il Paese.”

Emmanuela Becchis

(Psicologa-psicoterapeuta già Dirigente Psicologo ASL Roma 2)

*PDTA sta per Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale, 

** L.R. 06 Dicembre 1979, n. 93 Costituzione, organizzazione, gestione e funzionamento delle unità sanitarie locali e coordinamento e integrazione dei servizi sociali con quelli sanitari, in attuazione della legge 23 dicembre 1978, n. 833, istitutiva del servizio sanitario nazionale e del Decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n 616 (BURL 33 del 6/12/1979)