di Redazione “Collettiva” *—-
L’analisi diffusa ieri dalla Cgil di Roma e Lazio, basata sui dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze relativi alle dichiarazioni fiscali presentate nel 2025 (redditi 2024), permette di analizzare molto bene la situazione economica della Capitale. Il reddito complessivo dei contribuenti romani è aumentato in termini nominali del 27,4% tra il 2019 e il 2024, raggiungendo 62,5 miliardi di euro, mentre il numero di contribuenti è salito a 1,96 milioni e il reddito medio dichiarato è passato da 27.525 euro a 31.868 euro, con una crescita nominale del 15,8% in cinque anni. Questa crescita, però, è stata ampiamente erosa dall’inflazione cumulata del periodo 2019-2024, pari a circa il 21%, con una perdita di potere d’acquisto reale stimata intorno ai 4.400 euro pro capite. Il segretario generale della Cgil di Roma e Lazio, Natale Di Cola, sottolinea che il valore reale dei redditi risulta inferiore di 2,3 punti percentuali rispetto al 2019 e che i redditi da lavoro dipendente e da pensione, che insieme valgono 51,5 miliardi di euro, pari all’82,4% del reddito complessivo dichiarato, non hanno recuperato l’inflazione del ciclo 2021-2023. Il reddito medio da lavoro dipendente è di 29.538 euro mentre quello da pensione è di 29.924 euro. Entrambi hanno subito una perdita di potere d’acquisto di circa 7% rispetto al 2019.
Le disuguaglianze, inoltre, sono in aumento. Il 31,5% dei contribuenti romani dichiara meno di 15.000 euro annui (soglia di povertà relativa), una quota in calo rispetto al 37,6% del 2019 ma ancora altissima. Parliamo di 591.000 persone, di cui 411.267 sotto i 10.000 euro (reddito medio annuo di soli 4.406 euro, in diminuzione rispetto ai 4.482 del 2019). Questa fascia di reddito più bassa pesa solo per il 6,5% del reddito complessivo di Roma. All’estremo opposto, appena l’1,8% dei contribuenti (quelli con reddito superiore a 120.000 euro) dichiara il 12,5% del reddito totale, con un reddito medio di 235.260 euro. La crescita complessiva del reddito è quindi trainata proprio dai redditi alti mentre i redditi bassi ristagnano o addirittura diminuiscono in termini reali. L’inflazione agisce in modo regressivo sui beni primari, come cibo ed energia che pesano fino al 40% del paniere di chi ha meno di 15.000 euro. L’inflazione cumulata ha determinato una compressione del reddito reale del 20%, più del doppio rispetto a chi guadagna oltre 120.000 euro.
La mappa dei redditi a Roma mostra le massime concentrazioni di reddito medio alto nei quartieri di Parioli, Prati, Nomentano, Monti-Celio, Fleming, Mazzini, Flaminio-Villaggio Olimpico, Salario-Africano e Trionfale-Balduina mentre le aree con redditi medi più bassi si trovano a Torri, Borghesiana, Castelverde, Ponte di Nona, Acilia nord, Dragona, Centocelle, Alessandrino, Quarticciolo, Torre Spaccata, Torre Maura, Labaro, Prima Porta, Ostia Ponente, Montespaccato e Massimina. La Cgil denuncia da tempo un problema strutturale: le soglie fiscali non sono rivalutate per l’inflazione, per cui l’aumento nominale dei redditi sposta i contribuenti verso scaglioni Irpef più alti, aumentando la pressione fiscale, riducendo le detrazioni e facendo perdere misure di sostegno legate a soglie non aggiornate. Per questo il sindacato chiede interventi urgenti a Comune di Roma e Regione Lazio, a partire dal superamento delle maggiorazioni sulle addizionali regionali e comunali Irpef.
*articolo del 5 maggio 2026 pubblicato su “Collettiva”
