di Daniela Alessandri—-
Domenica 25 gennaio si è svolto a Roma un presidio davanti all’Ambasciata di Cuba, promosso da forze politiche, associazioni e militanti della sinistra, come risposta necessaria alle nuove minacce dell’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump. Un presidio che nasce dalla consapevolezza che l’attacco a Cuba non è un fatto contingente, ma parte strutturale dell’offensiva imperialista che attraversa oggi il mondo, dall’ aggressione al Venezuela al genocidio in Palestina, dal riarmo europeo alla crisi permanente in medio Oriente
Da oltre sessant’anni Cuba è sottoposta a una guerra economica sistematica. Il blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti non è una sanzione tra le altre, ma uno strumento di strangolamento deliberato, illegale e criminale, che viola apertamente la Carta delle Nazioni Unite e nega ogni principio di diritto internazionale. Le risoluzioni dell’Assemblea Generale dell’ONU che ne chiedono la fine vengono ignorate con arroganza, a dimostrazione del fatto che per l’imperialismo statunitense il diritto vale solo quando serve a legittimare i rapporti di forza.
Nel suo intervento, l’Ambasciatore di Cuba in Italia ha chiarito come le recenti dichiarazioni e minacce di Trump non rappresentino una rottura, ma una continuità. Continuità di una strategia che mira a piegare un popolo attraverso la fame, la scarsità, l’isolamento finanziario e commerciale. Una strategia che colpisce deliberatamente la popolazione civile e che usa la sofferenza come leva politica. Questa è la vera natura dell’imperialismo: una violenza strutturale che si esercita prima ancora delle bombe.
Gli interventi delle forze politiche presenti hanno denunciato senza ambiguità la complicità dell’Unione Europea e del governo italiano. L’UE, che si riempie la bocca di multilateralismo e diritti, è pienamente allineata alle strategie statunitensi di guerra, sanzioni e riarmo. Anche sul caso cubano, l’assenza di una rottura netta equivale a una legittimazione dell’aggressione. Non esiste neutralità possibile di fronte a una guerra economica: o si sta con il popolo aggredito o con l’aggressore.
Il presidio ha collocato la difesa di Cuba dentro il quadro più ampio dell’America Latina, storicamente trattata come cortile di casa dell’imperialismo statunitense. Colpi di Stato, destabilizzazioni, sanzioni e interventi diretti sono gli strumenti attraverso cui si tenta di soffocare ogni processo di emancipazione. Cuba, nonostante tutto, continua a rappresentare un punto di riferimento politico e simbolico per chi lotta contro il neoliberismo, contro la guerra e contro un ordine mondiale fondato sul dominio.
La mobilitazione di Roma ha riaffermato un punto politico chiaro: la solidarietà con Cuba è parte integrante della lotta contro l’imperialismo, contro il riarmo e contro la guerra come strumento ordinario di governo del mondo. Difendere Cuba significa difendere il diritto dei popoli all’autodeterminazione, alla pace e alla costruzione di un’alternativa socialista. In un’epoca di crisi sistemica del capitalismo, schierarsi con Cuba non è solo un atto di solidarietà internazionale: è una scelta di campo.
