di Armando Di Marino—-
Il Consiglio di Stato ha emesso recentemente una sentenza, definitiva e non appellabile, che ordina alla Regione Lazio di fermare l’inquinamento del lago di Vico causato dalla coltivazione intensiva di nocciole, una sentenza molto importante per la biodiversità del bacino lacustre.
Tutto è partito dagli esposti di ClientEarth e Lipu, per la mancata osservanza della “Direttiva Habitat” dell’Unione Europea, a cui il TAR del Lazio ha dato riscontro e la recente sentenza emessa dal Consiglio di Stato ha confermato.
La sentenza del Consiglio di Stato non è soltanto una vittoria legale, ma un richiamo urgente all’azione. È essenziale che le autorità regionali seguano immediatamente le direttive del tribunale e intraprendano azioni concrete per riparare i danni causati dalla loro negligenza prolungata.
L’ordine è rivolto alla Regione Lazio, che deve adottare misure decisive a contrastare la distruzione degli habitat protetti del lago e di fatto provvedere a risolvere il problema dell’inquinamento, derivante dalle pratiche agricole intensive, in particolare alla coltivazione di nocciole.
Il tribunale si è spinto più in là di quanto fatto in precedenza, non solo intimando alle autorità regionali di porre fine ai comportamenti dannosi, ma anche di invertirne la rotta. Una svolta per il diritto della biodiversità in Italia.
Questa sentenza rileva una violazione dell’obbligo giuridico della Regione Lazio nel proteggere il lago di Vico, in quanto Riserva Naturale istituita con propria legge regionale.
L’inquinamento è causato essenzialmente dall’accumulo di fertilizzanti nelle acque del lago per la coltivazione intensiva di nocciole, e questa sentenza chiarisce una volta per tutte che il territorio protetto lo deve essere di fatto.
La prima risposta della Regione Lazio è stata quella di destinare fondi, finanziando il “Progetto lago”. Sono stati stanziati circa 500.000,00 euro per un primo avvio del progetto, che prevede la piantumazione di alberi lungo le sponde del lago e la realizzazione di fosse di decantazione.
La piantumazione di centinaia di alberi da frutto lungo le sponde del lago, ha una duplice funzione: quella di assorbire fosforo e azoto proveniente dalle concimazioni dei noccioleti che circondano il lago, e attirare le invadenti cimici asiatiche che inficiano i raccolti delle nocciole, cercando di evitare così interventi con pesticidi. Va ricordato che la cimice nostrana, quella verde, ha un ciclo di vita di un solo anno, mentre la specie allottona, quella asiatica, ha due cicli di vita, vive per due anni depositando ogni anno dalle 200 alle 400 uova, con una crescita esponenziale.
La seconda parte del ”Progetto lago”, consiste nel realizzare piccoli stagni, nelle confluenze dei maggiori fossi che portano le acque meteoriche al lago, dove tutti i fanghi vengono raccolti in queste “vasche” e decantati, con dei filtri che trattengono nutrienti senza che confluiscano direttamente nelle acque lacustri.
E’ un primo passo verso la conservazione della salubrità delle acque del lago di Vico, fonte di approvvigionamento idrico per i comuni di Caprarola e Ronciglione, nonché per il mantenimento di un ecosistema sempre più fragile. Si vedrà se questo progetto darà risultati positivi e non si perderà di vista l’obiettivo finale della salvaguardia di un unico e particolare ambiente naturale della Tuscia.
