di Loredana Fraleone—-

Come ringraziare i portuali di tutto il mondo che hanno aderito allo sciopero contro le guerre e il trasporto di armi? Bisognerebbe farlo non solo per il motivo per cui hanno perso una giornata di lavoro in nome della lotta alla guerra, ma anche per la dimensione internazionale di una mobilitazione che dovrebbe ispirare le iniziative di altre categorie. E’ evidente ormai come sia internazionale la dimensione dei problemi che stanno vivendo tanti popoli, dall’impoverimento generalizzato con l’aumento delle disuguaglianze, ai tentativi d’imporre ancora forme di colonizzazione, alle guerre guerreggiate, fino al genocidio in atto in Palestina.

Anche a Civitavecchia, dove le attività del porto vedono raramente il trasporto di armi, si è svolta una manifestazione molto partecipata, che ha raccolto persone comuni del posto e molti/e militanti provenienti da Roma e Viterbo. Le bandiere dell ’USB, di PaP, del PRC, della Palestina hanno percorso le strade del centro, in un corteo che via via si andava ingrossando dal Comune fino al porto, accompagnato da slogan contro la guerra e per la liberazione della Palestina.

Quella dei portuali è una lotta di classe di alto livello, che travalica la dimensione locale e puramente solidaristica, perché individua nell’attuale crisi del capitalismo che gioca la sua sopravvivenza usando la carta della guerra, il nemico comune. Quello che mette in discussione, in questa fase, tutti i diritti, da quelli del lavoro alla libertà, dalla soddisfazione dei bisogni fondamentali all’autodeterminazione.