di Maurizio Messina—- 

In questo periodo stiamo assistendo ad un’accelerazione nella costruzione di piste ciclabili a Roma, dovuto ai vincoli temporali imposti dal PNRR, non certo ad una mobilità diversa. Cosa senza dubbio positiva e necessaria. Ma c’è un però, grosso come una casa.

In particolare in zona EUR stiamo assistendo ad una realizzazione alquanto sbagliata che sta mettendo a serio rischio il sistema di mobilità del quadrante.

Intanto le piste ciclabili sono 2, una per ogni senso di marcia, cosa che erode buona parte della carreggiata. L’ampiezza di ogni pista è di circa 2,5 mt che moltiplicato per 2 fa 5 metri in meno di carreggiata. Inoltre, tenendo conto che ci sono anche gli spazi di parcheggio, le strade che in zona EUR erano larghe e scorrevoli, adesso sono diventate ad una sola corsia con il risultato che si formano code di automezzi dove non ce ne sono mai state. Più code = più CO2 nell’aria.

I cordoli, che giustamente devono essere collocati, hanno una dimensione sbagliata: circa 50 cm di larghezza e pochi di altezza, il che vuol dire che i mezzi gommati possono tranquillamente salirci sopra (vedi foto). E per finire i cordoli in curva iniziano troppo preventivamente, con il risultato che i mezzi pesanti quando devono curvare per evitare la pista ciclabile invadono però la corsia opposta.

In zona  Flaminio si sono avute addirittura manifestazioni dei residenti che si sono visti cancellare i parcheggi. Ridurre il flusso di auto a Roma è fondamentale per migliorare la qualità dell’aria, ma non si può fare semplicemente con imposizioni, servono trasporti pubblici che funzionano, in modo che la gente lasci l’auto a casa.

E’ evidente che chi ha pensato al progetto lo ha fatto senza il minimo di razionalità, senza conoscere il territorio e soprattutto senza il minimo confronto con la popolazione. Ma siccome siamo già in campagna elettorale, l’importante per il Comune e per la maggioranza di centrosinistra è poter affermare che sono stati fatti centinaia di km di piste ciclabili. Il resto non conta. Questa è la strategia del PD e dintorni: partecipazione zero, trasparenza zero. Perché non c’è stata la pubblicazione dei progetti dettagliati della sistemazione delle strade con le piste ciclabili?  Perchè non si sono organizzate assemblee pubbliche sul territorio per un confronto aperto con la cittadinanza interessata?

E poi si stupiscono se la gente non va più a votare o vota a destra.

Perché le cose fatte bene portano consenso, ma le cose (anche quelle giuste) fatte male diventano un boomerang. Lo abbiamo già visto con la questione della ZTL. E la destra non ha perso tempo a cavalcare il malcontento e lanciare una campagna contro il Comune.

E qui bisogna puntare l’indice contro il sindaco Gualtieri e il suo Assessore alla Mobilità Patané, non in grado di progettare cose ragionevoli e condivise con la collettività. E i loro alleati teoricamente ambientalisti? Silenzio. Ma forse questi signori pensano che restringendo le strade gli automobilisti abbandoneranno le loro auto e si compreranno tutti una bicicletta? Magari! Ma non sarà così.

Si può ancora fare qualcosa? Difficile ma si. I progetti vanno rivisti con gli abitanti dei territori.  Le piste ciclabili sulla stessa strada vanno affiancate, così come è stato realizzato in alcune strade, in questo modo si risparmiano i cordoli. Gli stessi cordoli devono essere più alti (per impedirne lo scavalco), ma più stretti. Dove esistono marciapiedi molto larghi e poco frequentati le piste vanno fatte lì sopra (cosa esistente in molte parti). 

E così via.

In caso contrario i ciclisti saranno odiati dagli automobilisti, ma soprattutto il risultato sarà un tappeto steso dal Comune alla destra alle prossime elezioni.