di Daniela Alessandri—-
Ad Ostia, 23 anni, incinta, cercava di fuggire via da una relazione tossica, fatta di violenze e minacce: ce l’ha fatta a non morire, e, in questi casi, sembra quasi una fortuna. E’ stata massacrata di botte anche sull’addome, e ha perso il figlio che aspettava.
Invece non è andata bene a Christiane Angelina, sempre di Ostia, strangolata e buttata dal quarto piano dal suo compagno. Il suo corpo ritrovato sul marciapiede, la mattina all’alba, come un sacco di rifiuti.
Qualche giorno prima, invece, a Tor Carbone, una donna viene massacrata di botte dall’ex con cui aveva chiusa la relazione tre anni prima e che non accettava di aver perso, che la “sua” donna se ne fosse andata.
E anche a Colleferro, in cui l’ex marito, già denunciato i primi di febbraio ai carabinieri, ha aggredito fisicamente la donna causandole lesioni, con prognosi di 7 giorni.
E poi a Cisterna di Latina in cui dopo l’ennesima violenza, l’uomo è stato condannato con rito abbreviato a 5 anni per aver massacrato di botte la compagna.
Qualche settimana fa, invece, al Quadraro a Li Xuemei è andata peggio: il marito l’ha uccisa a coltellate davanti alla figlia di 5 anni.
Nel Lazio ad oggi sono 4 le vittime di violenza maschile, vittime di femminicidio. Innumerevoli, invece, le violenze domestiche, familiari, dei fidanzati sulle fidanzate….violenze da ridurre le donne in fin di vita!
Al di là delle indignazioni e degli sconcerti che i media e la politica esternano dopo ogni episodio e l’impatto emotivo su ciascuna e ciascuno di noi, non si va oltre: ovvero c’è la non troppo nascosta speranza che un maggior controllo, una maggiore punizione del colpevole possa, in qualche modo risolvere il problema. Ovviamente i colpevoli devo essere giustamente puniti, ma non è con la galera che domani non avremo più violenza sulle donne e non avremo più femminicidi.
Il tema è enorme e attraversa completamente tutta la cultura maschile, nessuno escluso. Sono tutti coinvolti.
La grande assente, in questo contesto, è la politica e, in particolare, le amministrazioni che dovrebbero, invece, garantire sostegno e protezione: il taglio, a livello regionale, sui centri antiviolenza porta ovviamente le donne all’isolamento e al non avere punti di riferimento. In questo senso anche la riduzione e gli accorpamenti dei consultori familiari, primo punto di riferimento delle donne, soprattutto straniere, per qualsiasi necessità di supporto fisico e non solo.
Il percorso è lungo, ma è urgente sempre di più cambiare le cose: e che “non una di meno” diventi presto realtà!
