Inquilin@ di Via Badoero—-

il 9 luglio Pina, cento anni, rischia di essere sfrattata dalla casa in cui vive da decenni, nel complesso residenziale di via Badoero 51 e 61, oggi gestito dal Fondo Fabrica Immobiliare, che amministra il patrimonio conferito dalla Cassa Forense.

Il suo sfratto avverrebbe mentre, nello stesso complesso, oltre cento appartamenti restano vuoti e inutilizzati, così come accade in altri immobili della Cassa Forense, tra via Rava, viale Marconi e via Toscani. Abitazioni lasciate sfitte in attesa che le logiche della valorizzazione immobiliare ne determinino il destino, mentre l’emergenza abitativa continua a crescere.

Questa vicenda non riguarda soltanto Pina. Riguarda l’intera città.

Quegli edifici furono realizzati con una funzione sociale precisa: offrire abitazioni dignitose a canoni accessibili a lavoratori, dipendenti pubblici e famiglie, contribuendo a calmierare il mercato degli affitti. Oggi quella funzione appare completamente rovesciata. 

Il patrimonio abitativo è sempre più trattato come un asset finanziario, mentre la casa viene ridotta a strumento di rendita anziché essere riconosciuta come un diritto.

Via Badoero rappresenta così il simbolo di un processo che sta trasformando Roma: una città dalla quale vengono progressivamente espulsi lavoratori, pensionati, giovani e famiglie, perché il costo dell’abitare è diventato insostenibile. Mentre aumentano gli sfratti e il disagio abitativo, migliaia di appartamenti rimangono sfitti, interi patrimoni immobiliari vengono lasciati inutilizzati e i quartieri perdono residenti, relazioni sociali e identità.

La domanda che questa vicenda pone è semplice: può una città accettare che una donna di cento anni venga sfrattata mentre oltre cento appartamenti dello stesso complesso restano vuoti?

Noi pensiamo di no.

Perché il diritto all’abitare non può essere subordinato esclusivamente agli interessi della rendita. Perché patrimoni immobiliari nati con finalità sociali devono continuare a rispondere anche a una responsabilità verso la collettività. Perché Roma non può rassegnarsi a lasciare che siano esclusivamente le logiche finanziarie a decidere chi possa continuare a viverci.

Per questo chiediamo al Sindaco di Roma, alla Giunta Capitolina, alla Regione Lazio e al Governo di intervenire immediatamente per impedire lo sfratto di Pina, aprire un confronto con la proprietà e individuare una soluzione che tuteli gli inquilini e restituisca al complesso di via Badoero, così come quelli di via Rava, viale Marconi e via Toscani la funzione sociale per cui erano stati realizzati.

Chiediamo inoltre alla Cassa Forense e al Fondo Fabrica Immobiliare di sospendere lo sfratto, fermare il progressivo svuotamento degli edifici e assumere scelte coerenti con la responsabilità sociale che dovrebbe accompagnare la gestione di questo patrimonio.

Rivolgiamo infine un appello alle forze politiche, ai sindacati, alle associazioni, ai comitati, al mondo della cultura, dell’università e della ricerca, alle comunità religiose e a tutte le cittadine e i cittadini affinché sostengano questa battaglia.

Quella di via Badoero non è una vicenda privata. È una questione pubblica che riguarda il futuro di Roma, il diritto alla casa e il modello di città che vogliamo costruire.

Invitiamo tutte e tutti ad aderire a questo appello, a diffonderlo e a partecipare al presidio del 9 luglio, dalle ore 8.00, davanti agli immobili di via Badoero 51 e 61, per impedire lo sfratto di Pina e affermare un principio fondamentale: nessuna persona deve essere costretta a lasciare la propria casa mentre centinaia di abitazioni rimangono deliberatamente vuote.

Difendere Pina significa difendere il diritto all’abitare. Difendere via Badoero significa difendere Roma.

Le inquiline e gli  inquilini di via Badoero 

Se vuoi aderire scrivici a:

badoero5161@gmail.com