di Roberta Cecili—-
Da molti anni il nostro Paese assiste, quotidianamente, ad un fenomeno, ad una strage per meglio dire, che sembra inarrestabile: gli infortuni e gli incidenti mortali sul luogo di lavoro.
Nessuna iniziativa da parte di chi governa ha, almeno sino ad oggi, prodotto una qualche azione politica che sia in grado di mettere un freno a questa situazione e così non passa giorno che non si debba registrare un evento drammatico nei luoghi di lavoro. Questo breve scritto non intende fare un’analisi rispetto le cause, sono state ampiamente analizzate negli anni, ma solamente far parlare i dati, quelli relativi alla nostra Regione, tenendo conto che tutti (anno 2023 e 2024) sono fonte INAIL ma per il 2024 il dato è ancora provvisorio. Inoltre i dati sono divisi in due variabili: infortuni e incidenti mortali.
Partiamo dal dato nazionale: in Italia nel 2024 le denunce di infortuni sul lavoro sono aumentate dello 0,7% mentre l’aumento dei “morti” registra un 4,7% in più (in termini assoluti 1090 morti di cui 805 in occasione del lavoro e 285 durante il tragitto casa lavoro, 49 vittime in più rispetto al 2023)
La situazione nel Lazio mostra come la nostra Regione abbia il triste primato nazionale sia per gli infortuni che per gli incidenti mortali, con questi dati:
41413 le denunce di infortuni (1045 in più rispetto al 2023)
107 i morti (18 in più rispetto al 2023)
Rispetto ai settori economici si evidenzia come a farla da padrone sia quello delle “costruzioni e impianti” rispetto al quale l’aumento degli infortuni è stato di ben 586 in più mentre 10 sono stati i morti.
Sconfortante anche il dato diviso per classi di età. Rispetto agli infortuni due sono i dati che meritano un’attenzione particolare, quello che riguarda l’aumento degli infortuni tra i “ragazzi” fino a 14 anni (da 2872 a 3142 e quasi sicuramente questo dato si può far risalire anche alla pratica dell’alternanza scuola lavoro che coinvolge i nostri giovanissimi, mettendoli a grande rischio di vita) e quello relativo alla classe di età 70-74 che passa da 82 a 91 denunce di infortunio. Gli incidenti mortali, invece, registrano un aumento significativo nelle classi di età 55-59 (8 in più rispetto al 2023) e 60-64 (6 in più) per avere un picco notevole in quella 70-74 con 5 morti in più rispetto all’anno precedente. L’analisi delle due variabili dimostra che siamo di fronte ad un mercato del lavoro nel quale si entra sempre più presto e si esce sempre più tardi, con tutto quello che ciò comporta.
Passando al genere si nota come, rispetto agli infortuni, le denunce da parte delle femmine siano inferiori a quelle da parte dei maschi (16449 contro 24964) e lo stesso vale per gli incidenti mortali (11 contro 96) ma i dati si spiegano facilmente: il mercato del lavoro in Italia ha ancora il più basso dato occupazionale in Europa (51,1% sul totale donne in età di lavoro) e questo ricade, anche, sulla tematica che stiamo affrontando.
Per ultimo vediamo come i dati si “spalmano” a livello delle province del Lazio.
Infortuni: Roma “vince” con 849 denunce in più rispetto al 2023, segue Frosinone con un più 311 denunce e Viterbo con 25, migliorano Latina (meno 117 denunce) e Rieti con meno 23.
Incidenti mortali: Roma passa da 58 a 75 (17 in più), Frosinone da 9 ad 11 e Latina da 12 a 13 mentre Rieti registra un incidente mortale in meno (da 4 a 3) così come Viterbo (da 6 a 5).
In conclusione possiamo solo aggiungere che i dati riportati non intercettano il lavoro sommerso (il nero, per intenderci!) dove, probabilmente, la frequenza degli infortuni e degli incidenti mortali potrebbe essere in linea con i dati ufficiali, facendo aumentare di molto il dato nazionale e della nostra Regione.
