di Loredana Fraleone—-
La manovra finanziaria della Regione Lazio, a medio termine per i nostri territori, presenta molto fumo e poco arrosto, come si suol dire. I problemi principali della cittadinanza vengono elusi o affrontati in modo contrario a come dovrebbero. La questione centrale, che è quella del lavoro non vede interventi finalizzati a produrre una controtendenza rispetto alla precarietà, che continua a salire con i contratti a tempo determinato e tutte le tipologie di durata breve, segnalando un andamento da “primato” rispetto al dato nazionale. E siamo ancora nella fase dei lavori prodotti dal Giubileo e dal PNRR.
Colpisce l’intervento sui pronto soccorso, la criticità maggiore insieme alle liste d’attesa, che invece di promuovere un massiccio piano di assunzione del personale dedicato monetizza l’intensità del lavoro che, ferma restando la necessità di un adeguato riconoscimento economico di tutte le professioni sanitarie, elude il problema dei carichi di lavoro insostenibili per una funzione tanto delicata.
Si potrebbe continuare su tanto altro, ma quello che anche questa giunta di centro destra, come quelle di centro sinistra precedenti, non affronta è il “modello di sviluppo” di una Regione tutto centrato sulla Capitale, con delle conseguenze nefaste non solo per le altre province del Lazio, ma anche per Roma stessa.
Da una parte la Capitale attrae da tutti i territori lavoratori e lavoratrici, che lì trovano come sbarcare il lunario, dall’altra con la continua ascesa del caro affitti espelle chi è nella condizione di dover scegliere tra l’abitare e il mangiare. La conseguenza, oltre all’impoverimento dovuto anche ai costi per la casa, è quella di una costante crescita del pendolarismo con l’allargamento di una sorta di periferia romana ai margini delle altre province. Perfino gli investimenti sui trasporti sono centrati su Roma, destinata, come molte altre città italiane, al fenomeno del turismo sempre più di massa e che produce risorse per pochi settori economici. Il fenomeno del pendolarismo in crescita non riguarda poi soltanto chi si reca a Roma per lavoro, ma sempre più anche per soddisfare altri bisogni, come fruire del sistema ospedaliero, stante la desertificazione sanitaria operata nel resto del Lazio. La giunta Rocca si fa vanto della qualità della struttura (convenzionata) del Santa Lucia per l’attività riabilitativa, giustificando, così, l’erogazione di generosi fondi, mentre l’attività pubblica della riabilitazione, un tempo fiore all’occhiello di tutta la Regione è stata praticamente cancellata. A questo aveva già provveduto la giunta di centro sinistra di Zingaretti, che ha tracciato molti solchi sui quali procede quella Rocca come una macchina schiacciasassi.
Ma quanto potrà durare questo modello di società, in cui l’unico intervento per recuperare la Stellantis di Cassino è quello di trasformare lo stabilimento in fabbrica di armi? Anche su questo la giunta della Pisana da una parte stanzia un po’ di fondi per un ipotetico sostegno alla popolazione di Gaza e della Cisgiordania, ma dall’altra non ha nulla da dire sul fatto che nel Lazio la “Leonardo” produce una grande quantità di armi e di strumenti di guerra di cui usufruisce anche lo stato genocida d’Israele.
Fumo e ancora fumo, che serve a nascondere processi con i quali non si vuole fare i conti o non si può, perché la logica del capitalismo è il profitto immediato e nessuna pianificazione per il futuro.
