di Giuseppe Carroccia—-

Lo sciopero generale indetto dall’Usb e da quasi tutti i sindacati di base è stato generalizzato dagli studenti medi e universitari, dal mondo della scuola con insegnanti, maestre, scolaresche, tanti bambini con i genitori, per bloccare come un fiume in piena che esonda tutte le strade consolari principali di Roma, la città eterna che per una volta è sembrata perdere la sua infinità, incapace di contenere questo popolo con la sua indignazione contro il genocidio del popolo palestinese..

Un popolo rappresentato in tutte le sue principali articolazioni, con una prevalenza di giovani e giovanissimi: la generazione G, Gaza e Genocidio.

La questura parla di 50mila; gli organizzatori di 200 mila, ma forse erano persino di più visto che i cortei studenteschi erano partiti la mattina alle 9 davanti ai licei e agli istituti tecnici e il corteo è finito alle 17.30 davanti alla Sapienza dove c’è l’accampamento degli universitari e dove poi è stata occupata la facoltà di lettere. Qualcuno ha sfilato per 8 ore, ma molti si sono dati il cambio come una solidale staffetta.

Orgogliosamente presenti tante sigle di associazioni, i sindacati promotori con le loro bandiere, Potere al popolo, Osa Cambiare rotta. Anche gli anarchici. Nutrita anche la presenza di Rifondazione Comunista che partita dalla coda alla fine si è ritrovata al centro del corteo.

In tutta Italia la partecipazione è stata straordinaria, come non si vedeva da tempo; un movimento cresciuto in questi due anni con centinaia di cortei, migliaia di presidi e iniziative, dalle grandi città, ai piccoli paesi, lungo le strade delle corse ciclistiche, persino sulle spiagge. Non è un caso se il nostro paese è il primo che proclama uno sciopero generale per la Palestina e che in tutti i sondaggi risulta il popolo più ostile alla politica di Israele, alla guerra in Ucraina, al riarmo.

Alle 11 piazza Cinquecento, davanti alla stazione Termini è già quasi piena. Nel piazzale enorme, desertificato dalle scellerate scelte urbanistiche della giunta Gualtieri, senza più alberi e panchine, per due ore arrivano manifestanti, qualcuno ha scioperato, qualcuno ha chiuso il negozio, tutti e tutte finalmente in sintonia con i propri sentimenti. Alle 13 il corteo si muove, alla testa una delegazione palestinese visibilmente commossa, poi i Ferrovieri contro la guerra e la nutrita presenza dei vigili del fuoco di Usb. Uno di loro parla con in una mano il microfono e nell’altra una Kefiah insanguinata. “Il nostro mestiere è salvare vite. Sono qui oggi per salvare le vite dei bambini di Gaza”

La città è ormai paralizzata, il corteo incontenibile fa un giro lungo per arrivare a piazza Vittorio. Alle 15 attraversa Piazza Maggiore, entra in San Lorenzo e va a occupare la tangenziale.

Gli automobilisti che sono bloccati da un ora cominciano a suonare il clacson ritmando il tempo di Free Free Palestine, molti escono facendo la V, qualcuno il pugno. Era già successo in altri cortei: una mutazione antropologica straordinariamente rapida dell’automobilista romano, solitamente solidale quanto un serial Killer.

Nel tunnel della tangenziale che porta alla stazione di Roma Tiburtina canti e slogan si mischiano rumorosamente: prevale Fischia il vento a ricordare che questo è il paese dove c’ è stata una delle più forti Resistenze in Europa. Oggi si è visto.

Nei prossimi giorni vedremo quanto questa giornata storica saprà far crescere ulteriormente questo movimento per riuscire a ottenere risultati concreti per far cessare il genocidio, dobbiamo sbrigarci a estenderlo e intensificarlo: il tempo gioca a nostro sfavore.

Per la prima volta nella storia è in corso un genocidio in diretta.

Diventa doveroso farlo cessare per restare umani.