di Giovanni Ammendola—-
Sabato 14 Dicembre ha segnato 10 anni che Bianca non è più tra noi. Far capire quanto ci manca è impresa ardua e difficile, se non impossibile. Soprattutto per chi, come chi scrive, ha trascorso molto tempo con lei nel “Progetto memoria e antifascismo”. Moltissime le serate a casa sua, in Via Urbana, tra un pezzo di pizza e un bicchiere di rosso. Insieme con altri compagni abbiamo dato vita ad un lavoro sul nazifascismo che ha dato vita ad alcune mostre che per molti anni sono state presentate alle feste del nostro partito. E che io conservo gelosamente: quella sui GAP, quella sui compagni uccisi dalle forze dell’ordine e dai fascisti, quella su Gramsci. Tanto per ricordarne solo alcune.
Bianca Bracci Torsi ebbe un’intensa carriera politica che attraversò gran parte del XX secolo, riflettendo le trasformazioni della sinistra italiana. Il suo impegno politico si radicava nei valori antifascisti maturati durante la Resistenza, che la portarono a militare prima nel Partito Comunista Italiano (PCI) e, successivamente, nel Partito della Rifondazione Comunista (PRC).
Dopo la Liberazione, Bianca si iscrisse al PCI, che rappresentava per lei il naturale proseguimento della lotta antifascista. La sua adesione al partito era motivata dalla convinzione che solo un profondo cambiamento politico ed economico potesse garantire giustizia sociale e impedire il ritorno di dittature. Bianca si dedicò con passione al partito, svolgendo diversi ruoli, sia a livello locale che nazionale.
Il suo profondo senso della militanza investì ogni aspetto del fare politica per una comunista. Bianca fu molto attiva nell’organizzazione di sezioni locali del PCI, specialmente in Toscana, dove contribuì a coinvolgere le donne nella politica. Si batté per i diritti delle lavoratrici e la parità di genere, tematiche spesso trascurate anche all’interno dei partiti di sinistra dell’epoca.
Partecipò a programmi di formazione per diffondere i principi marxisti e sensibilizzare sulle questioni sociali, economiche e politiche.
Sebbene non ricoprisse ruoli di grande visibilità nazionale, diceva sempre che lei preferiva la strada, Bianca influenzò molte decisioni attraverso il lavoro nelle commissioni e nei circoli del PCI.
Con lo scioglimento del PCI nel 1991 Bianca scelse di aderire alla nuova formazione, al Partito della Rifondazione Comunista (PRC), che intendeva mantenere vivi i valori della grande tradizione del comunismo italiano.
Fino agli ultimi anni della sua vita, Bianca Bracci Torsi rappresentò una figura che incarnava la continuità tra la memoria storica della Resistenza e le lotte politiche contemporanee. Credeva fermamente nell’importanza di trasmettere alle nuove generazioni l’eredità di quella stagione di impegno civile e politico. Amata e ascoltata con rispetto anche da giovani e giovanissimi di formazioni non sempre vicini alla logica del soggetto partito. Nel PRC trovò uno spazio in cui mantenere vivi gli ideali del comunismo, pur consapevole delle difficoltà di adattare questi principi al contesto del mondo post-Guerra Fredda.
Bianca morì, indomita, coraggiosa, agguerrita contro le ingiustizie del capitalismo e avvolta dal fumo delle sue sigarette, circondata dall’affetto grande di chi la considerava non solo una compagna di lotta, ma anche un esempio di integrità e coerenza politica ineguagliabile. La sua vita l’ha condotta all’insegna della fedeltà a quei valori di uguaglianza, solidarietà e libertà che l’avevano guidata, poco più che bambina, fin dai giorni bui della Resistenza.
