di Daniela Alessandri—-
Non è stata una semplice cerimonia di saluto. Domenica 29 marzo il porto di Civitavecchia è diventato teatro di una mobilitazione popolare determinata, di chi rifiuta di restare spettatore del genocidio in corso a Gaza. Con bandiere palestinesi, keffiyeh e dietro lo striscione di apertura “Gaza we are coming!”, centinaia di attivisti, studenti, lavoratori e cittadini hanno invaso le strade e la darsena per salutare una delle barche della Global Sumud Flotilla pronta a salpare verso la Striscia assediata.
L’iniziativa, organizzata nell’ambito della Spring Mission 2026, ha coinciso con la Giornata della Terra (Yom al-Ard), trasformando il saluto in un atto politico chiaro: mentre i governi occidentali continuano a fornire armi e copertura politica al governo criminale israeliano, la gente comune mette in campo i propri corpi per rompere l’assedio illegale.
La mobilitazione è iniziata alle ore 11.00 con il concentramento in Piazza Guglielmotti (Piazza del Comune). Da lì è partito un corteo determinato che ha attraversato la città fino ad arrivare alla Darsena Romana del Porto di Civitavecchia, precisamente al molo San Teofanio.
Vari gli interventi che si sono alternati durante lo svolgimento del corteo, da Maya Issa del Movimento Studenti Palestinesi in Italia, ad altri attivisti del Global Movement to Gaza e altre realtà solidali. Unico partito presente era Rifondazione Comunista che, attraverso la voce di Loredana Fraleone, ha confermato la posizione di assoluta coerenza da sempre sostenuta nei confronti del genocidio a Gaza e dell’occupazione illegale della Cisgiordania
La giornata è proseguita con il saluto diretto alla barca, momenti di testimonianza, cori e slogan che hanno riecheggiato tra le banchine: contro l’assedio, contro il silenzio complice dell’Europa, per la ricostruzione di Gaza decisa dal popolo palestinese e non dai colonizzatori. E, a seguire, interventi politici alternati a momenti artistici, in cui l’arte si è fatta strumento di denuncia
Questa non è una “missione di soccorso” neutra. La Global Sumud Flotilla Spring Mission 2026 è una delle più grandi azioni di disobbedienza civile internazionale mai organizzate: oltre 100 imbarcazioni, migliaia di partecipanti da più di 100 paesi, una flotta medica con centinaia di operatori sanitari, farmaci, attrezzature e personale pronto non solo a portare aiuti, ma a stare fisicamente accanto al popolo palestinese nella resistenza e nella ricostruzione.
A Civitavecchia si è ribadito con forza: l’obiettivo è rompere l’assedio navale illegale durato 18 anni, denunciare il piano coloniale della “Riviera di Gaza” e il Board of Shame dei complici, e affermare che la solidarietà non si limita alle parole ma si traduce in azione concreta.
«Mentre i governi europei e italiano restano complici o silenti di fronte al massacro – hanno denunciato gli organizzatori – la società civile organizza flotte, convogli e ponti di resistenza. Salpiamo per Gaza significa: non nel nostro nome».
La missione arriva in un momento drammatico: Gaza continua a essere bombardata, affamata, privata di acqua, medicine e futuro. Bambini muoiono di denutrizione mentre l’Occidente discute di “pause umanitarie” che sono solo fumo negli occhi.
Il saluto di Civitavecchia non è stato un arrivederci, ma un impegno: l’equipaggio di terra resta mobilitato, pronto a denunciare, a bloccare gli affari con Israele, a sostenere la resistenza palestinese in tutte le sue forme. Servono ancora fondi, visibilità, iniziative locali. Chi ha partecipato domenica sa che questa è solo una delle tante onde di una marea che non si fermerà finché l’assedio non sarà spezzato e la Palestina sarà libera.
Ora tocca a tutti: diffondi, dona, organizza
