di Daniela Alessandri—-
A Roma, la cosiddetta rigenerazione urbana si conferma una parola vuota.
Dopo vent’anni di abbandono, gli ex Mercati Generali dell’Ostiense — un enorme spazio pubblico sulla via Ostiense — vengono di fatto consegnati ai privati. Nei prossimi giorni il Comune firmerà la convenzione con Hines, il colosso immobiliare internazionale che guiderà l’intervento, con l’avallo del sindaco Roberto Gualtieri e del Partito Democratico romano.
Un’operazione da centinaia di milioni di euro che promette “innovazione” e “sostenibilità”, ma che nei fatti trasforma un bene comune in una rendita privata, destinandolo soprattutto a uffici e studentati di lusso.
Mentre a Roma migliaia di studenti non trovano casa e gli affitti raggiungono cifre insostenibili, la giunta PD permette la costruzione di duemila posti letto “a canone calmierato” che partiranno da circa 700 euro al mese.
Un affare perfetto per gli investitori, un incubo per chi crede ancora nel diritto all’abitare.
Gli ex Mercati Generali potevano diventare un laboratorio civico, un luogo di cultura e socialità, un pezzo di città pubblica restituito alla collettività.
Invece, sotto la regia di Gualtieri, diventano un nuovo quartiere per pochi: vetrine, coworking e spazi “verdi” gestiti dai concessionari, non dal Comune.
La Città dei Giovani annunciata dal PD è, in realtà, una città per ricchi, mentre chi abita Roma ogni giorno continua a essere espulso dai quartieri popolari.
È la stessa logica che da anni governa la capitale: il pubblico ridotto a cornice per i profitti privati.
La giunta Gualtieri, in continuità con le peggiori tradizioni, parla di rigenerazione ma pratica la rendita.
Non si tratta di un errore, ma di una scelta politica precisa: schierarsi con i costruttori e i fondi immobiliari, non con i cittadini.
Rigenerare deve significare bene comune, non profitto.
Roma non ha bisogno di altri recinti privati, ma di luoghi vivi, accessibili e partecipati.
Gli ex Mercati Generali possono ancora essere restituiti alla città — se la città saprà difendersi da chi la considera solo una merce da vendere.
Ma Roma non tace.
I comitati di quartiere, gli studenti, le associazioni democratiche e gli urbanisti critici si stanno mobilitando.
Ieri, martedì 28 ottobre, si è tenuta un’assemblea pubblica tra via Ostiense e Ponte Spizzichino per discutere il progetto e costruire alternative: riduzione delle volumetrie, spazi realmente pubblici, gestione condivisa.
Tantissime le persone presenti — abitanti della zona, studenti di Roma Tre, associazioni — tutte unite nel dire no allo studentato d’élite e alla privatizzazione della città.
L’assemblea ha lanciato un nuovo appuntamento per lunedì 3 novembre, per continuare la mobilitazione e allargare la rete dei comitati.
La partita non è chiusa: Roma può ancora difendere i suoi spazi pubblici, ma serve una mobilitazione popolare ampia e determinata.
