di Daniela Alessandri—-
Il 23 novembre 2024, il movimento Non una di meno ha organizzato un corteo a Roma in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
La manifestazione è partita da Piazzale Ostiense, con in testa uno striscione recante la scritta: “Disarmiamo il patriarcato”. Migliaia di persone hanno partecipato, con i centri antiviolenza femministi in prima linea. Tra gli slogan e i cartelli esposti, si leggevano messaggi come “Siamo rivoluzione” e “Se il patriarcato non esiste, perché continuiamo a morire”.
Un silenzio surreale, carico di tensione, ha avvolto l’inizio della manifestazione, come un preludio alla tempesta: sedute e immobili, in un momento di assoluta quiete.
Poi, all’improvviso, il silenzio si è infranto: tutte ci siamo alzate contemporaneamente, gridando con forza contro i femminicidi. Un’unica voce, potente e colma di rabbia, ha attraversato le strade, accompagnata dallo slogan “Disarmiamo il patriarcato” e dal coro scandito: “Insieme siamo partite, insieme torneremo. Non una di meno”.
Nel corso del corteo, sono stati esposti cartelli polemici contro il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, a seguito delle sue recenti dichiarazioni in cui sosteneva che il patriarcato fosse giuridicamente superato e associava l’incremento della violenza contro le donne all’immigrazione irregolare. Come atto simbolico di protesta, una fotografia del ministro è stata bruciata di fronte al Ministero dell’Istruzione.
Davanti alla sede della FAO, sono state simbolicamente sollevate le chiavi di casa in segno di solidarietà con le donne palestinesi, evidenziando che la guerra rappresenta una delle forme più estreme di violenza patriarcale.
Durante il passaggio, sono stati rivolti anche attacchi verbali al primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, colpevole di un genocidio che l’occidente non intende fermare.
