di Loredana Fraleone—-
Mentre scorreva la calza della Befana più lunga del mondo, con una settimana di ritardo a causa del maltempo, l’aggregazione di “Piazza Palestina” a Viterbo, come tutti i sabato da mesi a questa parte, manifestava tutto lo sdegno possibile per l’aggressione al Venezuela e il rapimento del suo legittimo presidente Maduro.
Il colonialismo di rapina, che prosegue indisturbato e nel sostanziale silenzio dei media rispetto al genocidio a Gaza e l’occupazione delle case e delle terre palestinesi in Cisgiordania, ha aperto un nuovo capitolo in Venezuela per la sua avidità di materie prime e per una modalità di competizione con la Cina, che punta a tagliarle rapporti economici con paesi usciti o che vorrebbero uscire dal controllo economico statunitense. Del resto è stato molto chiaro l’attuale presidente USA Trump, nel definire il petrolio venezuelano come sua proprietà, alla faccia del diritto internazionale ormai ucciso e sepolto sotto l’arroganza del colonialismo Israeliano e statunitense nelle sue diverse forme: di occupazione e di espropriazione.
Il microfono come sempre aperto nella piazza, a beneficio di chiunque voglia fornire informazioni o approfondimenti, ha registrato tutta la preoccupazione per il pericolo di guerra totale, che appare sempre più concreto e funzionale anche alla produzione di armi, che si presenta come ’ancora di salvezza economica di un’Europa sempre più simile a un pugile suonato e di un Occidente non rassegnato, nel suo complesso, ad un rapporto paritario con altri paesi, attratti dall’aggregazione dei BRICS, che invece lo garantiscono.
Da “Piazza Palestina” sono nate anche iniziative collaterali, come la presentazione di libri e iniziative di approfondimento per offrire informazioni e prospettive alternative a chi sta lavorando al disastro mondiale.
