di Elena Mazzoni—-
Nell’agenda politica dell’amministrazione capitolina non c’è spazio per la valorizzazione di esperienze culturali e sociali passate né la volontà e la capacità di immaginarne di future, fuori dagli spazi convenzionali e controllati.
Una visione miope che porta la giunta di Roma Capitale a deliberare la concessione dell’ex Rialto di via di Sant’Ambrogio alla Comunità Ebraica di Roma, concessione gratuita, della durata di 30 anni, rinnovabile.
Un immobile pubblico, sottratto alla Città ed alla comunità che lo animava, uno scenario politico/artistico/culturale indipendente, cresciuto autonomamente e a dispetto delle leve di potere. Dalla metà degli anni 90 ha agitato profondamente la capitale, contribuendo a formare una generazione consapevole di artisti, organizzatori, musicisti, compagnie teatrali, maestranze, professionalità, performer, esperti in comunicazione e singoli cittadini che oggi si trovano completamente spaesati e dispersi.
Il Rialto non è stato abbandonato, come dichiara impunemente impunemente Zevi, Assessore al Patrimonio e alle Politiche Abitative di Roma Capitale, il Rialto è stato sgomberato dall’ amministrazione comunale per l’ultima volta nel 2017, dopo aver subito due sequestri degli spazi, sei processi e una continua aggressione di agenzia delle entrate ai danni di chi ha reso quel luogo una forma avanzata e organizzata di partecipazione.
Siamo di fronte ad un tema che è, al tempo stesso, di utilizzo e messa a disposizione al privato di patrimonio pubblico e di mancanza di capacità, o di volontà, di organizzare la partecipazione indipendente, capace di creare cultura e socialità, alimentare economie, formare professionalità e dare spazio alla cultura contemporanea ed indipendente.
Perché invece di assegnare il bene pubblico alla Comunità Ebraica l’amministrazione capitolina non apre un percorso orizzontale e partecipato che parta dal coinvolgimento delle realtà a cui quel bene è stato sottratto? Chiediamo che questo percorso venga avviato.
Roma ha bisogno di cultura, spazi condivisi, trasversalità, dove il partecipare collettivo si sedimenta rigenerandosi in forza non più subalterna, elaborando percorsi innovativi di ricerca e di sperimentazione.
Roma merita di meglio.
