di Andromeda—-

Mai come in questo periodo è necessario tutelare la memoria di chi ha dato la vita per combattere il nazi-fascismo. A Viterbo sotto il “liceo Mariano Buratti”, nel corso di una grande manifestazione per contestare che sull’edificio, che porta il nome del più importante esponente della Resistenza viterbese, sia stato ripristinato il nome di “Casa del Balilla” di epoca fascista, Paolo Bianchini nipote di Buratti e Ugo Pierallini vicesindaco di Bassano Romano, luogo dove nacque, si sono incaricati tra i vari interventi di rappresentare nel modo più intimo lo sdegno per una vicenda che offende la memoria collettiva.

Una ferita tanto più profonda in considerazione che proprio in quella scuola Mariano Buratti insegnava filosofia e con alcuni suoi allievi diede vita alla formazione partigiana che produsse numerose azioni contro i nazi-fascisti nel territorio Viterbese. Questo impegno, riconosciuto con la medaglia d’oro al valore militare della Resistenza, costò a Buratti una feroce tortura e la fucilazione a Forte Bravetta nel 1944.

Pierallini ha voluto anche sottolineare le responsabilità della Soprintendente Margherita Eichberg, nel consentire e poi difendere il ripristino della scritta, cancellata da decenni. Paolo Bianchini, che ha dedicato uno dei suoi film – La grande quercia- alla storia di suo zio, incatenato per protesta al cancello della scuola, ha rievocato la militanza antifascista di Buratti e della sua famiglia.