di Daniela Alessandri—-
Non servono rendering o comunicati stampa. Bastano due fotografie. Una scattata prima dei lavori, l’altra oggi. A Piazza dei Cinquecento e a Piazza Risorgimento il confronto è impietoso: dove c’erano alberi maturi, ombra e vegetazione, oggi prevalgono pietra, pavimentazioni e spazi esposti al sole. È questa la “rigenerazione urbana” rivendicata dalla giunta Gualtieri: una città sempre più minerale, proprio mentre il cambiamento climatico rende il verde una necessità e non un elemento decorativo.
A Roma sembra di sì. La giunta Gualtieri continua a presentare come esempi di rigenerazione opere che, in realtà, hanno tutte lo stesso tratto distintivo: la progressiva desertificazione e impermeabilizzazione dello spazio pubblico.
È una scelta tanto più grave in un momento in cui Roma sperimenta estati sempre più torride, con temperature che superano frequentemente i 40 gradi. In una città colpita dall’effetto “isola di calore”, ogni grande albero rappresenta un’infrastruttura climatica naturale: produce ombra, abbassa la temperatura, assorbe CO₂ e polveri sottili, migliora la qualità dell’aria e rende vivibili gli spazi pubblici. Sostituirlo con pavimentazioni, aiuole decorative o giovani alberelli che impiegheranno decenni per raggiungere la stessa efficacia significa peggiorare il microclima urbano e con dannare le persone ad arrostire al sole.
La retorica della “compensazione” non regge. Un platano adulto non equivale a dieci piccoli alberi appena piantati. Il patrimonio arboreo è un capitale ecologico costruito in decenni e distruggerlo significa impoverire la città per una generazione.
Il paradosso è evidente: mentre il Comune dichiara di voler adattare Roma ai cambiamenti climatici, realizza piazze sempre più dure, impermeabili e assolate. Spazi (neanche) belli nelle fotografie delle inaugurazioni, ma difficili da vivere durante i mesi estivi.
La vera rigenerazione urbana dovrebbe partire dal principio opposto: salvare ogni albero possibile, aumentarne il numero, ampliare il suolo permeabile, creare ombra e restituire biodiversità agli spazi pubblici. Invece assistiamo a un modello che privilegia la monumentalizzazione delle piazze e la loro funzione di vetrina per il turismo e i grandi eventi.
Non è rigenerazione. È desertificazione urbana. Ed è una scelta politica che avrà conseguenze sempre più pesanti sulla salute, sulla qualità della vita e sulla resilienza climatica di Roma.
