di Daniela Alessandri—-
Di fronte all’ennesima estate rovente, il Campidoglio annuncia l’apertura gratuita di alcuni cinema, biblioteche e spazi climatizzati per offrire un po’ di refrigerio nelle ore più calde. Operazione “Il grande freddo”!
È l’immagine perfetta del fallimento politico dell’amministrazione Gualtieri: prima si costruisce una città sempre più ostile alla vita, poi si invitano i cittadini a rifugiarsi al chiuso per sfuggire agli effetti delle stesse politiche che l’hanno prodotta.
Nessuno contesta l’utilità di mettere a disposizione luoghi climatizzati per anziani e persone fragili. Il problema è un altro: trasformare una misura emergenziale in una presunta politica di adattamento climatico.
Un rifugio climatico dovrebbe essere l’eccezione, non la normalità. Se una città costringe i cittadini a cercare riparo nei cinema per sopravvivere alle ore più calde, significa che lo spazio pubblico ha smesso di essere vivibile.
Il caldo che soffoca Roma è certamente l’effetto della crisi climatica, ma anche il risultato di precise scelte urbanistiche. Le ondate di calore non sono più un disagio estivo, bensì uno dei principali rischi sanitari. Eppure il Campidoglio continua ad affrontarle come un’emergenza stagionale invece che come un fenomeno strutturale.
La domanda non è quanti cinema climatizzati riesca ad aprire il Comune, ma perché interi quartieri romani, soprattutto quelli più periferici, siano privi di un patrimonio arboreo sufficiente a mitigare il caldo. Il problema nasce durante tutto l’anno, quando si progettano piazze minerali, si impermeabilizzano superfici e si autorizzano trasformazioni urbanistiche che riducono la capacità della città di difendersi dalle ondate di calore.
Le cosiddette riqualificazioni urbane ne sono l’emblema. Piazza dei Cinquecento, Piazza Risorgimento e altri interventi hanno privilegiato pietra, cemento e superfici impermeabili, riducendo l’ombreggiamento naturale e aumentando l’accumulo di calore. Nelle periferie la situazione è ancora peggiore: chilometri di asfalto e palazzi con poche alberature e pochissimi spazi verdi.
Un grande albero non è un arredo urbano: è un’infrastruttura climatica. Produce ombra, abbassa la temperatura, migliora la qualità dell’aria e rende vivibili gli spazi pubblici. Eppure gli alberi maturi continuano a essere sacrificati, mentre le nuove piantumazioni sono insufficienti a compensarne la perdita.
Così il Campidoglio arriva a un paradosso: invece di rendere la città più fresca, invita i cittadini a rifugiarsi al cinema.
L’adattamento climatico significa tutt’altro: de-impermeabilizzare il suolo, aumentare la forestazione urbana, rinaturalizzare piazze e quartieri, creare corridoi verdi e progettare una città capace di raffrescarsi naturalmente.
I cinema gratuiti possono offrire qualche ora di sollievo. Ma il vero rifugio climatico dovrebbe essere Roma stessa. Oggi, invece, per effetto di precise scelte politiche e urbanistiche, la capitale è sempre meno capace di proteggere chi la vive.
P.S. – l’operazione “Il grande freddo” durerà fino al 4 agosto. E cosa succederà a quei tanti romani che non potranno andare in vacanza e passeranno agosto a Roma? Ah già…..ci sono sempre i centri commerciali.
