di Maurizio Semplice—-

A corredo dei miei due precedenti articoli su come la destra sta perseguendo la sua logica di potere alcune brevi riflessioni da condividere, considerato il momento particolarmente aggressivo a livello di tutela e salvaguardia dei diritti che stiamo vivendo. In questo scenario, soprattutto in vista del prossimo referendum sulla giustizia, sottolineerei l’urgenza di difendere e rafforzare i contrappesi democratici.

La democrazia non si “snellisce”: si protegge

La prima linea di resistenza non è simbolica, è istituzionale, vale a dire garantire l’indipendenza reale della magistratura, con sistemi di nomina e carriera sottratti al controllo politico, protezione costituzionale delle autorità indipendenti e soprattutto (anche se mi rendo conto che in un Paese come il nostro rischia di essere pura utopia) trasparenza radicale su finanziamenti politici, appalti pubblici e conflitti di interesse. Qui la parola d’ordine deve essere semplice: chi governa deve essere controllabile. Senza questo, tutto il resto è decorazione.

Sicurezza sociale, non solo ordine pubblico

Ossia sostituire il paradigma della repressione con quello della prevenzione perché la paura cresce dove cresce la disuguaglianza. Un’agenda alternativa deve quindi affermare chiaramente che la sicurezza nasce da piani pubblici per l’abitare, recupero del patrimonio pubblico, sanità e salute mentale nei territori, servizi sociali di prossimità, scuole aperte, spazi pubblici vivi, trasporti accessibili. Ogni euro messo qui riduce, nel tempo, la domanda di pattuglie e blindati. Questa è la vera “mano dura”: contro l’abbandono.

Immigrazione: togliere la questione dalle mani dell’emergenza

Per spezzare la narrazione del “nemico” servono politiche che rendano la migrazione governabile e visibile come risorsa sociale, non come allarme. Un migrante con diritti è meno ricattabile, meno invisibile, meno utilizzabile come spauracchio politico.

Redistribuzione del potere economico

Come altre volte da tanti sottolineato, senza giustizia sociale, la democrazia resta fragile. Un’agenda attenta ai diritti deve essere oggi anche apertamente anti oligarchica e si dovrebbe basare sul “buon senso”, ossia tassazione progressiva su grandi patrimoni e rendite, lotta vera all’evasione e ai paradisi fiscali, salario minimo e rafforzamento della contrattazione collettiva e stop alle privatizzazioni dei servizi essenziali.

Informazione libera e cultura come bene pubblico

Senza una sfera pubblica pluralista, la democrazia si svuota. Non è “guerra culturale”, è diritto alla comprensione del mondo.

Memoria e conflitto

Tornare a chiamare le cose con il loro nome; il fascismo non è un’opinione, è una pratica di potere. Un’agenda militante non deve aver timore di dire che autoritarismo, razzismo istituzionale, repressione del dissenso e concentrazione del potere non sono “stili di governo” legittimi; sono segnali di una deriva democratica che va contrastata politicamente, socialmente e culturalmente. La neutralità, in questi momenti, è già una scelta di campo e va combattuta, perché la vera alternativa alla deriva autoritaria è una democrazia più giusta, più sociale, più partecipata e più coraggiosa.