di Claudio Gianforte—-
L’8 settembre, sulla scia della battaglia intrapresa dai portuali di Genova, il collettivo universitario “Cambiare Rotta” ha indetto un presidio sotto il rettorato della Sapienza, all’interno della cittadella universitaria. L’obiettivo dell’accampamento – che fino ad oggi, 15 settembre, non ha fatto che allargarsi – è la immediata mobilitazione degli studenti contro il rettorato dell’università, che tutt’ora intraprende scambi commerciali e accademici con lo Stato genocida di Israele, nel caso in cui l’esercito israeliano decida di attaccare le navi della missione umanitaria.
Dallo scoppio di questa nuova ondata di violenza nei confronti del popolo palestinese, più volte noi studenti della Sapienza abbiamo provato a imporre uno stop alle relazioni fra il nostro ateneo e lo Stato israeliano: la dirigenza, però, è rimasta impassibile alle richieste dei suoi stessi studenti.
A poche più di 20 ore dalla partenza delle imbarcazioni della flottiglia da Tunisi, la tensione è alta, visti anche gli attacchi con droni che sono avvenuti proprio nel porto della capitale tunisina. Tuttavia, gli studenti si dichiarano pronti a bloccare l’università nel momento esatto in cui l’operazione umanitaria venga bruscamente interrotta.
L’accampamento, oltre alla sua funzione di protesta, offre agli studenti una moltitudine di attività: tutte le mattine viene fornita una rassegna stampa; sono organizzati aperitivi con musica e socialità; è prevista la proiezione di documentari come “No Other Land”.
Un’iniziativa particolare è “Break the Silence”, che consiste in un’ora al giorno in cui gli studenti fanno più rumore possibile per boicottare il lavoro del rettorato e mettere in evidenza il suo vergognoso silenzio, e dunque la sua complicità nel genocidio palestinese.
In ultima istanza, in attesa che i fatti si dispieghino, non posso che essere fiero di essere un giovane e uno studente. Noi, almeno nei cosiddetti paesi occidentali, siamo stati coloro che più di tutti hanno udito le urla del popolo palestinese e che le hanno trasformate in un grido di battaglia; un grido contro coloro che quelle urla fingono di non sentirle, o che potrebbero fare qualcosa per fermarle ma decidono comunque di voltarsi dall’altra parte. Dagli USA all’Australia, dall’Inghilterra alla Germania, dalla Francia all’Italia: la storia ricorderà che gli studenti hanno lottato contro l’ingiustizia subita dal popolo palestinese.
PALESTINA LIBERA
