di Giuseppe Carroccia—

Lunedì scorso in poche ore 4 morti. Il più anziano a 69 anni è morto a Torino cadendo da un elevatore. L’ultimo a Roma schiacciato da un macchinario mentre lavorava sulla banchina del Tevere all’altezza di Piazza Trilussa, in pieno centro storico. Dove tutti i giorni i passanti possono assistere a lavorazioni senza i minimi livelli di sicurezza.

I dati dell’Inail per questi primi sette mesi dell’anno confermano come non ci sia stata nessuna inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti. Anzi, in particolare per gli infortuni in itinere vi è un aumento, soprattutto nel Lazio.

La Cgil denuncia come questo ultimo aspetto manifesti ulteriormente un dato che vale per tutte le tipologie di incidenti; la causa principale è in definitiva l’aumento dello sfruttamento. I lavoratori del Lazio in particolare che devono affrontare lunghi percorsi alla guida delle auto dopo una dura giornata di lavoro o la mattina senza aver potuto usufruire dei tempi necessari al recupero psicofisico, sono particolarmente a rischio, anche per il continuo peggioramento della viabilità, delle modalità di guida.

E sono molti che hanno dovuto abbandonare la città per il caro affitti, senza poter contare su un servizio di trasporto pubblico efficiente.

I provvedimenti del ministro dei trasporti che inasprisce le pene per alcol e droghe senza far nulla per la prevenzione e i controlli certifica la complicità a questo sistema. Nel caso degli infortuni in itinere i guidatori sono ubriachi di sonno e drogati di stanchezza, ma non è previsto nessuno specifico test.

L’unica soluzione quindi è diminuire lo sfruttamento.

I governi ormai da decenni hanno scelto la strada di lasciar fare ai padroni; non vogliono né possono prendere provvedimenti vista la complicità che li lega alla classe padronale.

Le opposizioni chiedono un dibattito parlamentare che o non verrà calendarizzato o finirà con parole vuote a perdere: non solo le lacrime sono di coccodrillo ma anche i mozzichi che continuamente azzannano tutte le conquiste dei lavoratori che tutelavano salute e condizioni di lavoro. E il sangue continua a scorrere.

I sindacati dovrebbero rifiutarsi di firmare contratti peggiorativi e proclamare lo sciopero generale. Che il paese si fermi per una giusta causa: la sopravvivenza.