di Giuseppe Carroccia—-

Se c’è una immagine che spiega meglio di tutto la condizione di oppressione che soffre il popolo palestinese da decenni, quindi molto prima del 7 ottobre, è quelladel check point, delle migliaia di check point, che aprono varchi negli oltre 700 kmdi muro che separa le diverse zone della Palestina.

Per chi deve andare al lavoro o a scuola è la quotidiana umiliazione. Dover essere controllati da soldati nemmeno ventenni, aspettando a volte per ore, col rischio continuo di essere fermati, arrestati, persino sparati.

Rischiando di morire nelle ambulanze dirette agli ospedali, di venire multati olicenziati dal lavoro. Gli spostamenti un viaggio carontico, un inferno.

Per questo motivo Chiara e Walter della Redazione Il Basso, compagni di Teramo,hanno pensato di realizzare un’installazione che riproduce un check point e di far passare attraverso il varco i visitatori della mostra che hanno allestito al centro Sociale Corto Circuito a Cinecittà il 4, 5 e 6 luglio.

Una mostra fatta di fotografie, di immagini realizzate nei molti viaggi fatti in Palestina per portare aiuti, soprattutto per le attività che coinvolgono i bambini e le bambine. 

Sono fotografie che mostrano la vita quotidiana a Nablus, una delle città più belle, famosa per i dolci e i saponi.

Per tre giorni il villaggio ha vissuto con diverse iniziative. Due pranzi e due cenepalestinese. Un dibattito con Salman Youssef sulla situazione attuale, su come èpossibile fermare il genocidio. Oltre a Chiara sono intervenuti Spartaco e Renato del Corto, rappresentanti della Rete antisionista, di Rifondazione Comunista, di Pap e dei Carc.

Sabato è stato presentato il libro fanzine “From the river to the sea”. Palestine will be free” che racconta con immagini, disegni testi, interviste la condizionepalestinese da diversi punti di vista. Dall’impegno dei Sanitari al Mekorot el’apartheid dell’acqua; dall’intervista A Tawefee Afana, prigioniero politico, alleesperienze di sport popolare nella striscia di gaza; da un ricordo di Rachel Corriealla solidarietà dei tifosi del Celtic. Ventiquattro capitoli di un libro che finirà solo con il viaggio che porterà alla Palestina libera.

Durante la tre giorni tutte le persone che hanno visitato il villaggio sono usciti con una maggiore consapevolezza. Diversi artisti tra i quali Stefano Salvi hanno realizzato murales in diretta sulle pareti della Palestra popolare che rimarranno a ricordo di questa importante iniziativa.

Una sintesi con scelta di foto e installazioni verrà esposta in autunno in una delle piazze del quartiere.

Anche in questi mesi in cui la repressione israeliana sta tentando la soluzionefinale per Gaza e la Cisgiordania sarà decisivo intensificare le iniziative perfermare il genocidio.

Il cocomero, il simbolo della bandiera palestinese, sia anche il simbolo di questacaldissima estate 2025.