di Barbara Tamanti—-
E anche Roma, dopo Napoli, si muoverà il 28 ottobre con la giornata di protesta dei caregiver italiani, stanchi e indignati.
La rivendicazione contesta la legge proposta, il DDL Locatelli, sia nel merito che nel metodo, soprattutto nella parte che quantifica il sostegno economico da dare ai caregiver, che potrebbe arrivare alla misera somma di 400 euro mensili e solo nei casi “complessi e documentati”.
La necessità di variazioni nel trattamento di chi esercita il ruolo di cura è qualcosa di ipotizzabile, ma la cosa che irrita maggiormente sono le ore di dedizione che verranno pagate legandole all’indicatore ISEE, oltre alla variabile della distanza chilometrica .
Proviamo a spiegare meglio cosa prevede questo DDL.
Il CAREGIVER deve dimostrare di dedicare almeno 91 ore ore settimanali al suo ruolo di cura. Inutile dire che non siamo di fronte a un lavoro vero e proprio, che preveda un contratto che stabilisca orario di lavoro e retribuzione. Nel caso dei caregiver chi può dire quante ore di lavoro vengono fatte? Le variabili sono infinite persino per i caregiver conviventi, perché l’impegno può variare a seconda delle necessità e, soprattutto, a seconda dello stato di salute della persona assistita i cui bisogni possono aumentare (e spesso non in modo costante) richiedendo un dosaggio diverso dell’impegno dei care giver.
L’ISEE è l’altro tasto dolente. Pur se la soglia è stata leggermente aumentata rispetto alla prima proposta di legge, resta incomprensibile come si facciano distinzioni rispetto alla disabilità, come se la condizione economica possa rappresentare un discrimine.
Leggendo la legge c’è da chiedersi se realmente si sia considerato quanto sia impattante per una famiglia la presenza di un componente con disabilità, al punto di dover sacrificare la vita di qualcuno con conseguenti rinunce alla sua vita sociale ed economica .
Ecco i tratti salienti
* Prevalente: convivente con almeno 91 ore settimanali di assistenza.
* Convivente: tra 30 e 90 ore settimanali di assistenza.
* Non convivente: almeno 30 ore settimanali di assistenza.
* Impegno ridotto: tra 10 e 29 ore settimanali.
Il sostegno economico maggiore e’ riconosciuto solo alla categoria dei cosiddetti prevalenti, a patto che questi non abbiano un ISEE maggiore di 25.000 euro e un reddito da lavoro annuo inferiore a 3.000 euro, come a dire che il grado di carico si abbassa in caso di maggior agiatezza economica.
Ma il vero aiuto alla persona caregiver sta nel fatto di venire inserito formalmente nel Progetto di vita e nel Piano Assistenziale Individualizzato (PAI) della persona assistita.
Vengono previste forme di conciliazione tra lavoro e cura (come flessibilità oraria e lavoro agile), supporto psicologico, teleconsulti, accesso prioritario ai servizi sanitari e riconoscimenti formativi, tutti buoni propositi che dovranno, però, scontrarsi col duro mondo del lavoro che sappiamo esser sempre più complicato e severo.
La manifestazione prevista a Roma porterà in piazza testimonianze e criticità del mondo dei care giver. L’augurio è che sia partecipata e ascoltata, perche’ solo l’ascolto puo’ rivelarsi la chiave giusta.
Intanto facciamo nostro lo slogan che l’accompagna: i caregiver non sono numeri, sono persone!
