di Piero G. Arcangeli—-

Un po’ più di ottant’anni fa, per fare Resistenza s’andava in montagna. Oggi, per fare resistenza culturale (finché loschi decretini lo consentano), ci si organizza in minuscole comunità, che producono manufatti d’arte, di poesia e di musica o d’altro, come anticorpi. Coscienziosi e stralunati – poiché si ostinato a ‘volere la luna’ –, trovi questi partigiani (più donne che uomini, in verità) in scantinati di scalcinati quartieri di città gentrificate, o in borghi semi-deserti: come a Chia, tra le forre di una Tuscia gravida di passato e di pretese future.

Per ricordare Giovanna Marini, che ci ha lasciato da un anno, Aldo ‘Paco’ Millea e le/i sue/oi quattro compagn* di avventura hanno convocato musici-e-ricercatori di musiche di tradizione presso il loro ‘Spazio corsaro’, con affettuosa allusione a Pier Paolo, il poeta che nella ‘Torre di Chia’ – a qualche centinaio di metri dal borgo – passò i suoi ultimi anni a scrivere un’incompiuta, postuma profezia.

Due giorni di sorprendenti incontri, Sabato 10 e Domenica 11 maggio, sorprendenti quanto casuali: fedeli alla loro ‘poetica del dono’, infatti, Paco&C. hanno dipanato il filo rosso di una memoria nuova tramite la semplice giustapposizione/interazione di progetti fra loro ignoti, ma in fondo ignoti agli stessi ‘corsari’, come candidamente ammettono, perché “a caval donato”, si sa…

E guarda caso, appunto, e non si sa com’è, anche stavolta si son date inconsapevole appuntamento a Chia delle straordinarie quanto diversissime persone con le loro proposte in divenire, testimonianze emozionate di una ricerca inesauribile di senso e di relazioni, che niente e nessuno potrà interrompere.  È “la Storia cantata in altro modo”: se cantate rendente giustizia (è scritto ‘in quarta’ nel programma/invito); o ancor meglio un flusso cantato e suonato di storie plurali, che vanno lontano, fin oltre l’iridata illusione dell’arcobaleno.

Per ‘fare onore’ alla fantastica compagna Giovanna, chi scrive ha ricordato fra i tanti un suo felice incontro con lei: fu a Blera, nel 1994, quando arrivò da Parigi-Saint Denis con una pullmanata di sue allieve per ascoltare da vicino le donne dello Stabat Mater che la maestra Marini gli aveva fatto conoscer-cantando. E siccome ’da canto nasce canto’, ne venne una composizione a quattro voci pari che dedicai al Quartetto Giovanna Marini: inserito nel Cd Partenze, uscito a venti anni dall’assassinio di Pasolini, per anni rimase nel repertorio di quelle meravigliose girovaghe.