di Giuseppe Carroccia—-

Per l’Ottantesimo anniversario della Liberazione l’ANPI nazionale e provinciale, presenti Marina Pierlorenzi e Vincenzo Calò, con il contributo del Comune di Roma e del Nono Municipio con la Presidente Titti Di Salvo e il consigliere Danilo Borrelli, ha inaugurato il 30 aprile una mostra di arti visive curata dallo scrittore e critico d’arte Roberto Gramiccia con la partecipazione di Quaranta artisti tra i migliori del panorama nazionale.

Alfani, Ambrosecchio, Assenza, Basso, Bellobono, Benci, Bielli, Cademartori, Calabria, Ceccobelli, Cesarini Sforza, Ciuffetelli, Colagrossi, Consolazione, Corteggiani, Dessì, Di Nozzi, Dormino ,Giovannoni, Isola, Lotito, Magni, Maola, Modica, Monaci, Mulas, Notargiacomo, Padroni, Palmieri, Pierfranceschi,  Piffero, Pulvirenti, Ruffo, Ruiu, Sal, Salvi, Sanna, Savini, Scolamiero, Stucky.

Molti di loro avevano l’anno scorso offerto il loro contributo alla mostra La Crociata dei Bambini in favore della Pace e del Disarmo.

La mostra sarà visitabile gratuitamente fino al 18 maggio quando ci sarà il Finissage e la presentazione del Catalogo, presso La Vaccheria, Via Giovanni l,Eltore 35. Orari Martedì, Mercoledì Giovedì ore 9 -13; Venerdì, sabato e Domenica ore 9- 19.

Una impresa collettiva pienamente riuscita non solo per il valore delle singole opere e la cura con cui sono state montate come fotogrammi di un unico film nel bel salone a disposizione con alte e luminose pareti, ma per il progetto che le ispirava e motivava sintetizzata così dal curatore: “Un ritorno all’arte come strumento di indagine, di recupero della memoria in connessione con il presente. La ricorrenza si collega infatti in un momento storico cruciale, in un tempo di guerre e di stermini, segnato dal ritorno al lessico bellico, dall’inquietante normalizzazione della retorica militaresca”

L’immagine che illustra la mostra è disegnata da Stefano Salvi. Ritrae una banda partigiana marciante sullo sperone di una collina in una fredda notte d’inverno, tagliata dalla tramontana, ma in cui brillano e ci guidano le stelle. I partigiani erano guidati dalle stelle, oggi sono loro le nostre stelle, diverse ma ugualmente luminose nella lavagna del cielo nero: la nostra bussola.

Sono i tanti volti, aspetti e storie della Resistenza restituiteci dai quaranta artisti con la loro specifica sensibilità a conservare la memoria in questi 80 anni passati come papaveri rossi in un prato o allineati tutti uguali come li ha disegnati Caterina Ciuffetelli. Da sfogliare come la pagina dell’ultima lettera della partigiana Paola Garelli alla figlia, sparpagliate da Silvia Stucky per ottanta volte nella sua installazione.

La Resistenza scelta individuale e pericolosa, in cui si rischia la vita, come ci fa sentire Paolo Di Nozzi con le sue molle a spirali di acciaio tagliente, ma anche un vento allegro che smuove i capelli della giovane Tina Costa staffetta in bicicletta che pedala verso l’Insurrezione liberatrice, una canzone che l’accompagnerà tutta la vita. 

Tantissime dunque le suggestioni di una mostra che va assolutamente visitata insieme a figli e nipoti, amici e parenti, compagne e compagni, organizzando anche visite collettive, di gruppo.

All’improvvisato cronista d’arte di Visto da Qui, nonché segretario del Circolo Longo di Rifondazione Comunista, non poteva che colpire particolarmente l’ispirato ritratto di Luigi Longo in giallorosso (i colori della bandiera del Pci e non solo), realizzato da Valeria Cademartori.

Un Longo, dallo sguardo fiero e intelligente, lungimirante, con la piega amara della bocca in cui si concentra e risolve il peso grave della responsabilità. Il Comandante Gallo delle Brigate Internazionali, in Spagna, severo, persino bello, perché come recitano i versi di una canzone spagnola.” Il Gallo Nero è Forte, ma il Gallo Rosso è coraggioso”.

Il coraggio di chi si schierò subito contro lo squadrismo fascista, perché l’antifascismo iniziò con la nascita del fascismo stesso, come proprio Longo ci ricorda nel libro Un popolo alla macchia.

E se ci domanderanno quando finirà l’antifascismo risponderemo come ci rispondeva la nostra compagna Bianca Braccitorsi, con gli occhi felini fattisi di ghiaccio e le labbra serrate in fila:

 Mai.

 Nunca,  Nunquam,  Jamais,  Never, Nikada,  Potè,  Nikogda,  Juè Bù…..