di Daniela Alessandri—-

In più di 20.000 abbiamo partecipato alla manifestazione di sabato 8 marzo: il corteo si è aperto con uno striscione che riprendeva lo slogan: “Lotto, boicotto e sciopero”. Un richiamo forte alla mobilitazione delle donne, alla resistenza e al rifiuto delle strutture sociali, politiche ed economiche che perpetuano la discriminazione e la violenza. Queste parole non sono solo un invito alla protesta, ma un vero e proprio manifesto della battaglia che il movimento porta avanti da anni. L’ 8 marzo  non è solo una manifestazione contro la violenza, ma rappresenta la richiesta di un  cambiamento radicale del sistema patriarcale, sessista e capitalistico:  occorrono  interventi culturali e educativi per prevenire la violenza di genere, anziché limitarsi a misure repressive che, pur necessarie, non affrontano le radici del problema.

Una delle tematiche più visibili durante il corteo è stata l’approvazione del Ddl Femminicidi, avvenuta il 7 marzo, che rende il femminicidio un reato specifico punito con l’ergastolo. Questo provvedimento ha suscitato non poche polemiche: mentre il governo celebrava l’approvazione del disegno di legge come un passo importante verso la giustizia per le vittime, molte delle manifestanti non hanno nascosto il loro scetticismo.  “Non ci crediamo a queste favole. Non è l’ergastolo che può fermare la violenza contro le donne”. La pena, infatti, per quanto severa, non rappresenti una risposta sufficiente al dramma della violenza di genere. La prevenzione deve passare attraverso l’educazione e la cultura, non solo tramite l’inasprimento delle pene.

Una giornata, l’8 marzo,  che si oppone fermamente al riarmo e all’aumento della spesa pubblica per la difesa, a scapito di scuole, sanità, servizi pubblici e welfare. Ricordiamo che solo nel 2025 sono stati spesi 32 miliardi di euro, di cui 13 in sole armi. Il preoccupante gioco al riarmo dell’Europa, con la richiesta di aumentare le spese militari, ci chiama alla resistenza contro la dilagante politica di guerra.

Le strade di Roma sono state animate da cori, bandiere e cartelli che portavano messaggi di lotta e di denuncia contro la violenza di genere e le disuguaglianze persistenti. Il corteo ha avuto inizio in piazza Vittorio Emanuele intorno alle 11 del mattino e, attraversando il cuore della capitale, ha raggiunto il Circo Massimo intorno alle 14:30, portando con sé le voci e le richieste di centinaia di attiviste.