di Giuseppe Carroccia—-

Proprio il giorno che i giornali ci informano che il Presidente di Stellantis (la vecchia Fiat) Carlos Tavarez si è dimesso con una liquidazione da 100 milioni di euro dopo aver sfasciato quello che rimaneva dell’industria automobilistica italiana per cui percepiva un compenso di 36 milioni di stipendio annuo, cioè per la sua sola liquidazione un operaio dovrebbe lavorare 100 vite ciascuna per 40 anni, roba da far impallidire dalla vergogna persino i faraoni egiziani, il sindacato Usb ha organizzato una serie di presidi davanti agli uffici postali per denunciare la vergogna degli aumenti di 3 euro mensili alle pensioni minime concesse dal governo fascio leghista. Una serie di iniziative volte a coinvolgere anche i pensionati in preparazione dello Sciopero Generale del 13 dicembre.

A Roma si sono svolti volantinaggi la mattina presso gli uffici postali di via Canosa di Puglia, via Ciamarra e Piazza Bologna. Alle 11.30 presidio davanti al Ministero del Lavoro a Piazza Barberini. Per l’occasione è stata stampata una banconota speciale di 3 euro. Falsa come le promesse elettorali del governo.

L’assurdità e l’immoralità della diseguaglianza sociale nel nostro paese è ben rappresentata da questi estremi. Tavarez multimilionario e il pensionato al minimo che tira a campare con meno di 700 euro al mese.

Sono ormai decenni che ogni finanziaria, o legge di bilancio taglia la spesa pensionistica, dimezzando i già scarsi adeguamenti all’inflazione che ha ricominciato a correre e a falcidiare il potere d’acquisto dei lavoratori.

In Italia finora la risposta è stata debole se non inesistente. Non così negli altri paesi. In Spagna ad esempio il mese scorso una grande manifestazione unitaria di tutti i sindacati dei pensionati ha attraversato Madrid chiedendo aumenti significativi delle pensioni e la difesa della Sanità pubblica. E’ ora che anche nel nostro paese si unifichino le rivendicazioni dei giovani, dei lavoratori e dei pensionati rompendo il tentativo di metterli uno contro l’altro fatto dalle classi dominanti. Basta con la guerra che distrugge il futuro e le risorse, basta con   la guerra tra poveri che vincono sempre i ricchi.

La necessità fondamentale di questa unificazione è che in un sistema pensionistico a ripartizione come il nostro in cui i lavoratori pagano le pensioni ai pensionati di oggi che le avevano pagate ai pensionati precedenti in un virtuoso modello solidale, c’è bisogno di salari dignitosi e di piena e buona occupazione.

Esattamente il contrario di quello che stanno imponendo governo e padroni.

Per questo è interesse dei giovani e dei lavoratori che le pensioni siano dignitose, ed è interesse dei pensionati che aumentino i salari e venga ridotto l’orario di lavoro e sconfitto il precariato.

Ancora non è diffusa pienamente la consapevolezza di questa necessità.

Eppure i dividendi dei grandi azionisti come i nipotini di Agnelli e gli stipendi stratosferici dei grandi manager dimostrano che i soldi ci sono, ma finiscono sempre nelle solite tasche bucate.

Visto da qui la rivolta sociale è una necessità economica e morale. Si tratta di organizzarla.