di Giorgio Demurtas—-

Le promesse di una nuova sanità territoriale nel Lazio erano come al solito ambiziose e sostenute da una propaganda politica martellante che a volte usava argomentazioni persino emozionali per orientare le opinioni e motivare alla pazienza i cittadini malati in lista d’attesa. 

Gli attori di questi exploit erano di solito i Direttori Generali delle ASL provinciali e un politico della maggioranza al potere in Regione. Le promesse erano le solite da vent’anni: Case della Comunità aperte fino a 24h su 24 e 7 giorni su 7, finanziate con le risorse del PNRR, diffuse in tutto il territorio regionale, che avrebbero rappresentato il modello organizzativo dell’assistenza di prossimità per la popolazione; Ospedali di Comunità cioè strutture sanitarie di ricovero dell’Assistenza Territoriale con 20 posti letto che avrebbero svolto una funzione intermedia tra il domicilio e il ricovero ospedaliero, per evitare ricoveri ospedalieri impropri o favorire dimissioni protette in luoghi più idonei al prevalere di fabbisogni socio-sanitari, di stabilizzazione clinica, di recupero funzionale e dell’autonomia e più prossimi al domicilio; Centrali Operative Territoriali-COT che avrebbero svolto una funzione di coordinamento della presa in carico della persona e raccordo tra servizi e professionisti coinvolti nei diversi setting assistenziali: attività territoriali, sanitarie e socio-sanitarie, ospedaliere anche in rapporto con la rete dell’emergenza-urgenza; Centrale Operativa 116117 (Numero Europeo Armonizzato – NEA per le cure mediche non urgenti) cioè un servizio telefonico gratuito a disposizione di tutta la popolazione, 24 ore al giorno tutti i giorni, da contattare per ogni esigenza sanitaria e socio-sanitaria a bassa intensità assistenziale…                                                                                                                                                                                                     A tutt’oggi questo è lo stato di attuazione di quelle strutture sanitarie nei territori del Lazio secondo il RAPPORTO 2025 – Salute e territorio, I SERVIZI SOCIO-SANITARI DEI COMUNI ITALIANI:

Strutture sanitarie dichiarate funzionalmente attive dalla Regione Lazio – anche in fase di avvio, 2024
STRUTTUREPreviste/iAttive/i
Case della Comunità1310
Ospedali di Comunità350
Centrali Operative Territoriali-COT5945
Centrali 116117Sperimentazione in attesa di attivazione0

Nessun cambiamento dunque, rispetto alle roboanti promesse del Presidente Rocca, ma una situazione destinata a peggiorare, stanti i tagli in finanziaria, che impediscono l’assunzione del personale necessario e sempre più ridotto dai pensionamenti non  rimpiazzati.

Gli ultimi scioperi del personale sanitario e quelli futuri, che ne rappresentano il profondo malessere per le retribuzioni più basse d’Europa, i turni di lavoro massacranti, l’esposizione alla rabbia degli utenti, dovranno saldarsi con le realtà che si muovono sui territori per un reale diritto alla salute.