d Giovanni Barbera * e Marco Bizzoni **—-

L’approvazione dell’ultimo «Decreto Scuola» targato Meloni-Valditara rappresenta un punto di svolta reazionario nell’offensiva ideologica e strutturale contro la Scuola pubblica statale. Sotto la patina del «buonsenso» e dell’«integrazione», l’esecutivo mette in atto un dispositivo ideologico di stampo neoliberista e xenofobo, finalizzato da un lato a gerarchizzare la società attraverso la colpevolizzazione delle marginalità sociali e, dall’altro, a smantellare l’impianto culturale e unitario dell’istruzione pubblica per asservirlo alle esigenze produttive delle imprese.

Il decreto prevede che la presenza di studenti non italofoni nelle classi prime di ogni ordine e grado non possa superare il 30%. Sebbene la norma assuma formalmente come criterio la competenza linguistica e non la cittadinanza (con deroghe per chi ha frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia o tre anni negli altri gradi, o in assenza di istituti limitrofi), la narrazione governativa l’ha sbandierata come misura per evitare “scuole ghetto” e favorire l’integrazione.

I dati scientifici elaborati dal professor Costanzo Ranci (Direttore del Laboratorio Politiche Sociali del Politecnico di Milano) dimostrano l’inconsistenza tecnica della norma svelando statisticamente che  il limite del 30% riguarda in realtà circa 300 studenti su tutto il territorio nazionale.

Siamo di fronte a un’operazione di distrazione di massa. Di fronte ai processi di etnicizzazione di alcuni quartieri storicamente impoveriti, lo Stato non interviene potenziando i servizi sociali, le infrastrutture urbanistiche, l’edilizia popolare e il welfare scolastico per arrestare la fuga delle famiglie. Sceglie invece di regolamentare la presenza dei figli delle lavoratrici e dei lavoratori immigrati nelle scuole.

Ancora più grave e autoritario è il dispositivo che riguarda le famiglie di origine straniera. La norma impone agli istituti di segnalare ai servizi sociali territoriali le gravi carenze linguistiche dei genitori che ostacolino il percorso dei figli. I servizi sociali potranno così prescrivere la frequenza obbligatoria di corsi gratuiti presso i Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti (CPIA), comminando sanzioni pecuniarie da 200 a 1.000 euro in caso di rifiuto non giustificato. Il Presidente della rete dei Centri provinciale per l’istruzione degli adulti (CPIA) intanto fa presente che attualmente vi sono  oltre 31.000 adulti in lista d’attesa, causati dalle carenza di organico di docenti specializzati in Italiano L2 e dal mancato investimento in spazi ed edilizia. Mentre  il divieto formale di accedere ai locali scolastici con il volto coperto (Burqa e Niqab), giustificato con generiche ragioni di sicurezza e identificazione visiva, pur coinvolgendo in questo momento realtà che si  possono contare sulla dita di una mano e tutte nella scuola non dell’obbligo della secondaria di secondi grado, riduce problemi culturali e democratici di grande portata che le scuole hanno già affrontato positivamente per quanto riguarda il diritto allo studio, a semplici norme di polizia.

Malgrado l’intervento del Presidente della Repubblica abbia costretto l’esecutivo a mitigare il testo originario, richiamando il principio costituzionale del diritto all’istruzione per tutti, i l decreto stravolge la funzione istituzionale e pedagogica della scuola pubblica trasformando il Dirigente Scolastico da garante dell’inclusione e dell’alleanza pedagogica con le famiglie in “sceriffo” controllore e denunciatore delle famiglie vulnerabili.

Il governo delle destre continua a promuovere l’idea di una scuola trasformata in azienda, dove il Dirigente fa lo sceriffo, la didattica si piega ai desiderata delle imprese e l’inclusione viene sostituita dalla colpevolizzazione etnica e sociale.

Alla scuola delle sanzioni, del merito selettivo e delle riforme semantiche dobbiamo opporre la Scuola della Costituzione, smascherando la natura reazionaria e razzista di questi provvedimenti.

*Segretario federazione PRC Roma, Castelli, Litoranea 

**Referente gruppo scuola federazione PRC Roma, Castelli, Litoranea