di Loredana Fraleone—-
L’accoltellamento di Isabella Marsilio, l’insegnante alle soglie della pensione della scuola media “G. Verga” di Centocelle, dovrebbe porre un bel po’ di domande e suscitare altrettante riflessioni.
La scelta dell’insegnante da colpire, per produrre un evento mediatico, da parte del tredicenne armato di coltello e telecamera su un casco da motociclista, è legata nelle cronache al risentimento dello studente per la valutazione negativa sul suo andamento scolastico.
La scuola media è il segmento scolastico più complesso, dove si scaricano le contraddizioni causate da una condizione degli alunni di quasi adulti con menti ancora immature. Contraddizioni che non possono essere affrontate da ciò che è diventata la scuola media, sempre più cattiva imitazione in forma ridotta di quella superiore, sempre meno in grado di fronteggiare un’adolescenza permeabile a modelli negativi.
Indubbiamente la scuola non può sopperire alla cattiva educazione di tanti genitori, distratti e maldestri nell’oscillazione tra rigidità verbali e nei fatti permissivismo estremo. Insegnanti di grande capacità educativa riescono a stabilire un rapporto “affettivo” con i propri allievi, riuscendo a prevenire comportamenti che potrebbero essere gravi come quello di Centocelle, ma al di là di professionalità arricchite da un grande amore per l’insegnamento, la formazione dei docenti è sempre più improntata alla richiesta di competenze per l’addestramento e la meritocrazia, piuttosto che fondata su quelle pedagogiche. La riforma dei programmi del 1979, che rispondeva anche alle esigenze degli adolescenti più difficili, è stata distrutta in nome della meritocrazia.
Nel caso del ragazzo che ha accoltellato la propria insegnante, c’è da chiedersi come i genitori abbiano considerato normale l’acquisto degli oggetti utilizzati per l’aggressione a partire dal coltello di dimensioni notevoli. Genitori come tanti, troppi ormai, che assecondano i propri figli in tutto senza conoscerli, senza individuare le sofferenze che portano all’odio, rimuovendo in molti casi persino patologie di carattere psicologico.
L’insegnante ferita è stata salvata da un ragazzo congolese, ospitato in una casa famiglia, che di sofferenza ne dovrebbe aver accumulata ben di più dell’accoltellatore, senza perdere però la grande spinta umanitaria che gli ha fatto rischiare la vita per difendere l’insegnante, evidentemente la sofferenza causata dalla ricerca dell’emancipazione produce effetti opposti a quella di chi non ha prospettiva se non l’affermazione della propria individualità.
Singolare la vicenda che vede un’insegnante, cosa rara per fortuna, razzista convinta anche dopo l’episodio che l’ha colpita, pur essendo riconoscente al ragazzo congolese e ci mancherebbe. La Marsilio ha dichiarato di voler abbracciare il suo accoltellatore, ma avrebbe dovuto volerlo fare almeno ad entrambi i ragazzi e riflettere sulle condizioni di vita che li ha portati a comportamenti opposti.
