di Fabrizio Scrivano—-
L’alleanza tra le pratiche di rigenerazione sociale e le arti dello spettacolo ha dato mostra di sé al Teatro Argentina di Roma, la sera del 2 dicembre 2024, dove la compagnia del Teatro Libero di Rebibbia, guidata da Fabio Cavalli, ha presentato, con la direzione di Laura Andreini Salerno, una rivisitazione scenica del breve romanzo di Lev Tolstoj Sonata a Kreutzer (1889). Un vero classico della traduzione drammatica, per teatro e per film, nel quale si espone e raccoglie il monologo di un uomo reo di aver ucciso la moglie per cieca gelosia, naturalmente infondata e forse anche usata in modo pretestuoso per nascondere il proprio ossessivo desiderio di liberarsi dai vincoli affettivi e pratici della vita coniugale. La potenza di quel racconto fu forse nel fatto che oltre a indagare le ragioni oscure di un atto spregevole come l’uxoricidio, che mette in discussione l’essenza dell’amare, faceva sentire l’estrema posizione di isolamento e solitudine alla quale costringe la pratica del male.
Questa volta Cavalli dispone gli attori che guida seduti in fila su sgabelli rialzati fronte pubblico, come a rievocare visivamente che Tolstoj aveva immaginato che l’azione si svolgesse su un treno, che è sempre stato una specie di ambiente straniante e onirico, ipnotico anche nel suo dondolio e nella monotonia del suono. Le percussioni di Andrea Nunzi ricreano lo spazio sonoro; la voce, la chitarra e il violino di Irene Moretti aprono uno spazio musicale che ritma l’azione; tra gli attori della compagnia (De Masi, Bonetti, Colonna, Ligorio, Lupo, Silvano), una voce narrante ne accompagna lo svolgimento e altri cinque la interpretano tramite caratterizzazioni che restituiscono le diverse opinioni morali, anzi i diversi atteggiamenti etici che la società esprime e con cui reagisce a quell’orrenda realtà della violenza sul corpo femminile.
Il Teatro Libero di Rebibbia opera da moltissimi anni nell’ambito dell’istituto penitenziario romano. Una vera accademia dello spettacolo, che dal 2003 ha coinvolto centinaia di detenuti ed ex detenuti e ha ottenuto importanti risultati sia in termini di riconoscimento artistico (celebre il docu-film dei fratelli Taviani Cesare deve morire (2012), che raccontava il lavoro del gruppo teatrale nel carcere) sia nel campo specifico del suo intervento sociale. Dando prova che l’arte e il teatro, tra il gioco e la serietà della finzione, hanno il potere di far percepire i valori della responsabilità e della cura rappresentati in ogni pratica quotidiana. Sul sito del Centro Studi (https://www.enricomariasalerno.it) è visitabile un archivio multimediale delle attività del Teatro Libero di Rebibbia.
