
di Giuseppe Carroccia
Lunedì 15 gennaio, davanti al Palazzo di giustizia di Roma in piazza Cavour, l’ Associazione dei familiari delle vittime della strage di Viareggio “Il Mondo che vorrei” e l’”Assemblea 29 giugno” che raccoglie cittadini e lavoratori impegnati per la ricerca della verità sull’incidente ferroviario che il 29 giugno 2009 ha bruciato vive 32 persone, si è riunito in assemblea con i sindacati di base in concomitanza con l’udienza della Cassazione.
I legali dei principali imputati, tra i quali Mauro Moretti, hanno chiesto infatti sia di ribaltare la condanna confermata per ben 5 gradi di giudizio circa la loro responsabilità civile e penale, sia una rimodulazione delle pene.
Mentre in un’aula piccola e con poche sedie i familiari delle vittime sono stati costretti ad assistere in piedi per 5 ore alle memorie dei difensori, fuori una cinquantina di familiari, ferrovieri, rappresentanti sindacali ha ripercorso le vicende giudiziarie che in 15 anni non hanno ancora prodotto una sentenza definitiva.
La Cassazione riunita in camera di consiglio ha deliberato alle 9 di sera una sentenza che conferma la condanna degli imputati, ma ha rinviato il giudizio alla corte di appello di Firenze per la rideterminazione delle pene. Dopo di che occorrerà una nuova udienza della Cassazione.
La lotta per la sicurezza continua.
A poche centinaia di metri, infatti, al tribunale del lavoro di via Giulio Cesare, nello stesso momento, un ferroviere della manutenzione di Viterbo era in causa per essere stato licenziato ingiustamente, perché rivendicava il suo diritto di lavorare in sicurezza.
Che i padroni lo tengano bene a mente: la lotta di classe sappiamo farla anche noi.
Senza tregua.

