La redazione—-
Un quarto dei lavoratori e lavoratrici della scuola è ormai costituito da precari, uno su quattro per anni, a volte fino a 10 e più, vive una condizione di incertezza e di serie B rispetto ai diritti, sempre meno per la verità, degli altri/e dipendenti del Ministero dell’Istruzione e del Merito. Le loro retribuzioni non hanno alcuna progressione di carriera, non hanno retribuzione per alcuni periodi dell’anno, ogni anno scolastico hanno una nomina in scuole quasi sempre diverse da quelle dell’anno precedente, con l’ansia di riceverla questa nomina. Vita da precari insomma, che nella migliore logica aziendale costituiscono un cospicuo risparmio economico per governi di ogni colore. Questa condizione, oltre tutto, si riversa sull’intera organizzazione delle scuole e soprattutto sull’assenza di quella continuità didattica necessaria per affrontare i problemi dell’apprendimento sempre più diffusi per alunni e alunne.
