di Roberto Villani*—-

Il 31 ottobre la CGIL, il più grande sindacato del paese, dopo un lungo ma infruttuoso tavolo di trattative col governo, ha proclamato uno sciopero generale della scuola, dell’università e della ricerca, che i lavoratori chiedevano da tempo.

Già con i precedenti rinnovi contrattuali infatti, i salari di chi è occupato nella scuola nei diversi gradi di istruzione, ma anche nelle università e nella ricerca, erano stati incrementati in modo realmente insufficiente dopo anni di vacanza contrattuale, al punto che molte erano state le critiche fatte dai lavoratori alle organizzazioni sindacali firmatarie di contratto.

Parliamo purtroppo di aumenti degli stipendi inferiori al 5,8% per i tre comparti della scuola, dell’università e della ricerca, a fronte di un’inflazione del 17,3%. Un impoverimento reale per lavoratrici e lavoratori che già oggi si pongono ai livelli più bassi delle classifiche europee per quanto riguarda i salari del settore.

E parallelamente a questo vero e proprio furto di risorse, evidentemente destinate dal governo a “più nobili destinazioni”, come quella della guerra e delle spese militari, anche i promessi incrementi di spesa per la stabilizzazione dei precari e per le assunzioni nella scuola pubblica, di cui molto si era parlato nel periodo del covid, legati alla necessità di migliorare la sicurezza, la qualità dell’istruzione statale e di ridurre le classi pollaio, non si è ad oggi vista neanche l’ombra.

Per non parlare del livello infimo di erogazione economica previsto per un’università e una ricerca pubbliche sempre più povere e in difficoltà.

È principalmente per questi motivi – rinnovo dei contratti, incremento dei salari, stabilizzazione dei precari, oltre che ad un no deciso alla legge Calderoli sull’autonomia differenziata, per il quale referendum abrogativo anche la CGIL è stata protagonista della raccolta firme – che il 31 ottobre il sindacato ha proclamato lo sciopero generale dei lavoratori della conoscenza (scuola, università, ricerca), che per Romaè e il Lazio si sostanzierà in un sit-in a Viale Trastevere, davanti al Miur alle ore 10:00.

Uno sciopero che andava deciso e proclamato probabilmente già da tempo,  che avrà un insufficiente tempo di preparazione, utile a costruire assemblee e mobilitare lavoratrici e lavoratori che negli ultimi anni hanno abbassato il loro livello di conflittualità, nonostante i salari sempre più bassi, gli attacchi ideologici come quello della falsa meritocrazia utile solo a punire e dividere, o capolavori come quello “dell’italianità” inserita dal ministro nelle linee guida dell’educazione civica.

Uno sciopero a cui dovranno necessariamente seguire altre mobilitazioni, da organizzare auspicabilmente con tutto il sindacalismo conflittuale, fino ad una generalizzazione del conflitto in tutti i settori lavorativi, oggi in crisi per via delle politiche governative e più in generale dell’impianto economico e politico neoliberista, portato avanti negli anni tanto dal centro-destra quanto dal centro-sinistra.

Uno sciopero generale a cui probabilmente si arriverà nel prossimo periodo e in cui dovremmo essere tutte e tutti in prima fila.

Per ora scendiamo in piazza il 31. È importante!

*Resp. Scuola PRC Lazio, DN/CPN PRC, FLC CGIL RM est, Lavoratori Autoconvocati Scuola