
Provando a fare chiarezza su quello che questa legge si propone, “Visto da qui” intervista Marina Boscaino – portavoce dei Comitati “NO ALL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA”.
1) QUALI SONO LE MATERIE SULLE QUALI LE REGIONI AVRANNO UN AUMENTO DELLE LORO COMPETENZE ?
Sono 3: norme generali dell’istruzione, tutela ambiente, ecosistema e beni culturali, giustizia di pace e tutte le 20 materie previste nel c. 3 dell’art. 117.
Ad oggi sappiamo che le pre-intese (siglate nel 2018 tra Governo Gentiloni e Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna) prevedono: tutte le 23 le materie per il Veneto, 20 per la Lombardia, 16 per l’E.R. e la richiesta di trattenere il proprio gettito fiscale, in barba a quanto previsto dai principi fondamentali della Costituzione (uguaglianza, solidarietà e autonomia solidale).
2) L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA MINA QUANTO ESPRESSO DALL’ARTICOLO 5 DELLA COSTITUZIONE (UNITA’ E INDIVISIBILITA’ DELLA REPUBBLICA)?
Certamente sì visto che decade il fondamentale principio che prevede la promozione di autonomia e decentramento, purché nell’ambito della Repubblica “una e indivisibile” basata sul principio della solidarietà economica e sociale. Questo ddl è eversivo poiché aumenterebbe ulteriormente le già enormi differenze che esistono tra Nord e Sud e – all’interno di ciascun territorio – tra persone più o meno agiate.
3) LE NUOVE COMPETENZE E I LEP COME SARANNO DEFINITI?
La determinazione dei Livelli Essenziali della Prestazioni (LEP) fa parte delle materie di potestà legislativa esclusiva dello Stato definiti dal Parlamento invece che, come hanno fatto Meloni e Calderoli, nominando una Commissione (la CLEP) presieduta da Sabino Cassese che ad oggi non ha MAI prodotto un documento pubblico. Ad oggi I LEP definiscono SOLO livelli minimi non omogenei e uniformi, come prescriverebbe il principio di uguaglianza.
4) QUALI REGIONI HANNO MANIFESTATO L’INTENZIONE DI ADERIRE ALL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA?
Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, ma altre regioni sono o già pronte ad aderire o non contrarie al progetto, in una corsa rapace e famelica che peggiorerà le condizioni di vita di tutte e tutti noi e la democrazia nel Paese, aumentando a dismisura la concentrazione di potere nelle mani di un “capo”, Presidente di regione o Presidente del consiglio che sia.
5) E LA SCUOLA?
Consultando le pre-intese del Veneto in materia di norme generali dell’istruzione, queste prevedono: contratti (il CCNL sarà affiancato da contratti regionali), organico, ruoli, valutazione, mobilità e trasferimenti, offerta formativa, formazione dei docenti, disciplina e finanziamenti delle scuole private, modalità di PCTO. Si può dedurre che il processo di privatizzazione della scuola potrà andare avanti indisturbato visto che la creazione di 20 sistemi scolastici segnerà inevitabilmente l’abbandono della scuola “statale” unitaria e garante di un livello di istruzione analogo in tutte le regioni italiane.

