di Daniela Alessandri—-
La vendemmia nel Lazio si annuncia di buona qualità, ma tra i filari la preoccupazione corre oltre i grappoli: gli Stati Uniti continuano a rappresentare un nodo complicato per il vino laziale. Dopo anni di guerra commerciale tra UE e USA, con dazi fino al 25% introdotti tra il 2018 e il 2021 su una serie di prodotti europei, inclusi vini italiani, il mercato americano aveva vissuto un periodo di tregua. Alcuni dazi erano stati sospesi o ridotti tra il 2021 e il 2024, dando fiato alle esportazioni, ma dal 1° agosto 2025 gli Stati Uniti hanno reintrodotto un dazio del 15% sul vino proveniente dall’Unione Europea, colpendo nuovamente il settore.
Nel Lazio, dove operano circa 19.000 aziende vitivinicole su 20.000 ettari e con 450 cantine censite, la produzione di vino nel 2024 ha superato il milione di ettolitri, con Roma al vertice regionale. Le varietà più esportate, sebbene in percentuali inferiori rispetto al Prosecco del Nord Italia, vedono comunque i mercati extra-UE come sbocco fondamentale, con gli Stati Uniti al primo posto.
In questo scenario, la Coldiretti ha recentemente partecipato a un incontro promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, proponendo misure economiche e fiscali per sostenere le imprese del settore. Ma non si può continuare a chiedere aiuti statali che, a partire dall’ emergenza climatica e altro, sono diventati il supporto fisso . L’esperienza dei dazi precedenti dimostra quanto sia fragile la dipendenza dal mercato americano: serve diversificare, e in fretta.
Le alternative esistono, ma richiedono strategie concrete. Asia, America Latina e il Nord Europa mostrano una crescita costante della domanda di vini italiani. Per il Lazio, puntare su questi mercati emergenti significa accompagnare l’eccellenza dei vitigni locali, come Cesanese, Malvasia Puntinata e Nero Buono, con campagne di marketing mirate e partnership solide con distributori locali.
In sostanza, il vino laziale si trova a un bivio: da un lato la qualità delle uve fa intravedere un’annata promettente; dall’altro, la politica dei dazi USA rende urgente la ricerca di nuovi sbocchi commerciali, una specie di opzione “Brics” del vino! Le cantine che sapranno combinare eccellenza produttiva e visione strategica potrebbero trasformare una difficoltà storica in un’occasione di espansione globale.
