di Giovanni Angeloni—- 

Rimettere al centro il rigore documentale e offrire una corretta rappresentazione della realtà storica, smantellando una narrazione ingigantita ad arte per fini politici e di consenso, questo è stato il fulcro della presentazione del saggio “La Brigata Ebraica: una storia controversa dal 1944 a oggi”,  scritto da Alberto Fazolo che si è svolta l’11 settembre davanti a una platea di circa 40 persone. 

L’evento, organizzato dalla Sezione ANPI “Nido di Vespe” (Quadraro – Cinecittà) è  stato ospitato nei locali messi a disposizione dall’Associazione Berlinguer in via Opita Oppio ed è stato aperto, e coordinato, da Silvio Marconi (saggista e iscritto alla sezione ANPI – Nido di Vespe) che, nell’introdurre il tema della serata, ha sottolineato l’importanza di affrontare con onestà intellettuale e rigore metodologico le pagine più complesse della nostra memoria pubblica proponendo, alla platea, le coordinate atte a contestualizzare la ricerca storica rispetto alle strumentalizzazioni politiche contemporanee.

Successivamente ha preso la parola l’autore, Alberto Fazolo il quale, esponendo il nucleo della sua indagine, ha  definito le finalità del saggio precisando “questo libro nasce con l’intento di essere utilizzato da tutti e, in particolar modo, dagli antifascisti militanti, per riaffermare con forza una verità storica oggettiva ponendosi in aperta opposizione alla propaganda portata avanti da circa vent’anni dagli ambienti sionisti”.

Secondo l’autore, è stata posta in essere, artatamente, un’operazione di riesumazione della Brigata Ebraica che, per il suo scarsissimo valore e impatto militare era,  in precedenza e legittimamente, caduta nel dimenticatoio della Storia. A sostegno di questa tesi, Fazolo ha ricordato i dati:  tale unità, facente parte dell’esercito britannico, fu inviata al fronte dopo il 26 febbraio 1945, in un settore dove combattevano neozelandesi, nordirlandesi e italiani.

La Brigata ebraica partecipò solo a qualche scaramuccia, l’unico vero scontro fu quello del 14 marzo e l’ultima azione fu operata il 14 aprile, quindi rimase al fronte solo per 30 giorni con un bilancio di 30 caduti: un contributo alla Liberazione d’Italia da considerarsi pressoché nullo. L’autore ha precisato che il conferimento della Medaglia d’oro al Valor Militare alla Brigata non era affatto attinente alla Resistenza, intesa come movimento partigiano e lotta clandestina interna. In particolare il Decreto Legislativo Luogotenenziale  518/1945 prevedeva che per ottenere la qualifica di Partigiano Combattente  occorreva “aver combattuto in una formazione  riconosciuta partigiana per un periodo minimo di 3 mesi” mentre,  in questo caso si è trattato di un riconoscimento eccezionale su cui l’autore ha sollevato una critica tecnica, ricordando, peraltro che,  in base all’ art 1416 Codice Ordinamento Militare (Decreto Legislativo  n. 66/2210) i  termini perentori per il conferimento erano ampiamente scaduti.

Fazolo ha evidenziato come tale conferimento costituisca un caso unico, in assoluto, per un reparto militare regolare straniero nella storia della Repubblica – non concesso a eserciti alleati come, ad esempio, quello polacco o brasiliano, che registrarono migliaia di caduti in lunghi mesi di campagna – e reso possibile solo tramite una deroga speciale approvata dal Parlamento nel 2017 per aggirare i requisiti ordinari.

Questa amplificazione, ha evidenziato Fazolo,  ha finito per oscurare la reale e fondamentale presenza di circa 1000 italiani di religione ebraica che combatterono attivamente nelle file della Resistenza partigiana, preferendo importare un simbolo esterno del sionismo e dello Stato di Israele finalizzato a conferire l’inappropriato alone  di liberatori alla Brigata ebraica,  funzionale a innescare  sistematiche provocazioni  e tensioni disgregatorie nelle manifestazione e nei cortei del 25 aprile.

Successivamente è intervenuto Yousef Salman (Presidente della Comunità Palestinese  di Roma e del  Lazio) il quale ha espresso piena condivisione con l’analisi storico-documentale dell’autore. Salman ha collegato la riscrittura e la strumentalizzazione della memoria della Brigata alle attuali e drammatiche dinamiche geopolitiche, riaffermando con forza il valore universale di una pace duratura che “non può prescindere dal totale riconoscimento dei diritti dei popoli, come quello palestinese, e dalla fedeltà ai fatti storici”. 

Nel prosieguo, il quadro concettuale si è ulteriormente ampliato con la proiezione di un intervento audio-video (registrato) di Vera Pegna, scrittrice ed attivista, che ha ridefinito la terminologia chiave della questione mediorientale. Pegna ha insistito sulla netta scissione tra Sionismo e Antisemitismo, specificando che lo “Stato di Israele non rappresenta gli ebrei di tutto il mondo”, evidenziando “l’urgenza di un profondo processo di decolonizzazione delle strutture istituzionali e territoriali dell’area” tracciando, come via d’uscita, la prospettiva della dissoluzione dello Stato di Israele così come è oggi configurato e, come in atto per le forti tensioni interne, in favore della nascita di un unico Stato con uguali diritti per tutti i suoi abitanti, una soluzione democratica collocata geograficamente nel Vicino Oriente e integrata nella cultura millenaria del Levante.

Le conclusioni politiche e istituzionali dell’incontro sono state fatte da Marina Pierlorenzi (Presidente Provinciale ANPI Roma) che, nel raccogliere gli stimoli del dibattito,  ha voluto sottolineare con forza il grande valore del libro di Alberto Fazolo. La Presidente ha evidenziato l’importanza e il merito scientifico di un’opera “capace di fare chiarezza storiografica con coraggio e rigore documentale, offrendo a tutta la comunità antifascista uno strumento essenziale per distinguere i fatti storici dalle narrazioni di comodo e ristabilire la verità dei fatti”. 

Proseguendo nella sua analisi Pierlorenzi ha chiarito il ruolo e il costante sforzo profuso dall’ANPI capitolina nel tentativo di instaurare un corretto, trasparente e paritario colloquio con tutte le realtà che partecipano alle celebrazioni del 25 aprile. A dimostrazione delle asprezze e delle profonde contraddizioni di questo percorso, la Presidente ha citato l’episodio emblematico in cui all’ANPI, nel 2025,  non è stato consentito di partecipare alla commemorazione  del 16 ottobre 1943, ovvero alla ricorrenza del rastrellamento  degli ebrei nel  ghetto di Roma, un atto di esclusione grave, a cui però Pierlorenzi ha risposto rilanciando i valori fondanti dell’ANPI dichiarando che “nonostante queste pesanti chiusure, l’associazione non intende cedere alle provocazioni né arretrare di un passo”.

La strada maestra rimane quella del dialogo inclusivo, della solidarietà internazionale e della difesa intransigente della Costituzione, pilastri indispensabili per costruire ponti anche dove si tenta di imporre barriere ideologiche. L’iniziativa, di cui diamo notizia, ha rimarcato lo straordinario valore sociale e culturale delle realtà coinvolte. 

In un panorama urbano spesso frammentato, la Sezione ANPI “Nido di Vespe” si conferma una realtà viva  lucida e coraggiosa all’interno dell’associazionismo  del quartiere, capace di promuovere una cultura antifascista militante che non ha paura di affrontare i nodi più complessi e controversi della storia contemporanea.

Questa preziosa attività di elaborazione intellettuale trova una sponda nella sinergia instaurata con l’Associazione Berlinguer, il cui spazio nel quartiere rappresenta un presidio non solo locale ma cittadino, democratico e insostituibile.

Ed è  proprio grazie a questa cooperazione che il Quadraro – territorio insignito della Medaglia d’oro al Valor Civile per la sua Resistenza al nazifascismo – continua a dimostrarsi una comunità ribelle, pensante e solidale, un laboratorio dove la memoria storica non viene passivamente celebrata ma utilizzata come uno strumento vivo, critico e indipendente per interpretare e cambiare il presente.